Con sei arrivi (Falconi, Colletta, Foresta, Gitto, Kuzina e Bujka) e sette partenze (Avegno, Cocchiere, Emmolo, Lavi, Viacava, Genee e Zimmerman) il Rapallo è, tra le società della A1 femminile di pallanuoto, quella che, nel corso dell’estate, ha subìto la trasformazione più imponente. 
«Stravolgimenti del genere, spesso si pagano. Da noi sta accadendo il contrario. Sono bastate quattro partite per attivare quei meccanismi che hanno reso la nostra una squadra affiatata e, se vogliamo, anche competitiva».
 
Il presidente del Rapallo Enrico Antonucci sa che la strada è lunga, ma è deciso, deteminato e soddisfatto per come si sta avviando la stagione. 
«Dalla Coppa Italia siamo venuti fuori a testa alta, conquistando la qualificazione alla final-six, cedendo solo alla SIS Roma in una gara compromessa nel finale a causa di un prevedibile calo fisico; in campionato ci siamo arresi in trasferta al Padova, anche in questo caso, lasciando le redini dalle nostre avversarie nell’ultima parte della gara. L’unico difetto, ad oggi, sembra essere la tenuta atletica, un aspetto sul quale il nostro staff tecnico, in testa mio fratello Luca, cui è affidata la prima squadra, sta assiduamente lavorando. Per il resto credo si possa già parlare di squadra, di gruppo anche se, come accennato, ricostruito forzatamente nel corso dei mesi scorsi». 

Rapallo è comunque e da sempre una squadra laboratorio.
«Da noi –prosegue Antonucci, una vita trascorsa nel mondo della pallanuoto e da otto anni al timone del sodalizio ligure– vengono, giocano, crescono, spesso approdano in Nazionale e poi finiscono per infoltire la rosa di società più facoltose. Potrei fare molti esempi: Bianconi, Queirolo, Gragnolati, Viacava, Emmolo e la stessa Lavi che ha scelto di tornare a giocare in Grecia. Tante giocatrici approdate qui da noi hanno rappresentato una scommessa. Ma a noi piace lavorare così puntando su coloro che aderiscono al nostro progetto fornendo loro, di contro, opportunità per giocare e per crescere».
 
Quella del Rapallo è una realtà diversa da altre, economiche più forti. 
«Competere a certi livelli per noi che siamo periferici rispetto a Genova, e che paghiamo quindi dazio sotto molti punti di vista, è sempre più difficile. Quest’anno poi –incalza Antonucci– la situazione si è intricata a causa delle imminenti olimpiadi. Ma la prossima stagione vedrete, tirerà un’aria diversa. In mezzo a tanto bailamme –rivela il presidente del Rapallo– un piccolo vantaggio lo abbiamo: fatta salva qualche eccezione (Sofia Giustini ndr) al momento non abbiamo giocatrici da fornire alla Nazionale e soggette quindi a pesanti sfacchinate con raduni eccetera, impegni che finiscono spesso per influire sul rendimento in campionato. Quindi –stigmatizza Enrico Antonucci– credo che l’obiettivo che ci siamo posti quest’anno, ovvero quello di arrivare tra le prime quattro, sia percorribile».  

07 / 10/ 19