Punta Sant'Anna, la piscina storica, quella che ha fatto scrivere a Figlioli su Instagram: «Dopo 11 anni finalmente a casa».
Le 9 del mattino di una giornata grigia: la Pro Recco è in vasca da un'ora. L'allenatore Gabi Hernandez, 45 anni, faccia da ragazzino ma esperienza che comprende anche la guida della Spagna ai Giochi di Rio, dirige l'allenamento.
«So che questo luogo è importante per la squadra e per la società. E poi il mare e la pallanuoto sono legati a doppio filo. L'idea di giocare il campionato all'aperto mi piace, e se qualche volta farà freddo vorrà dire che nuoteremo più forte».
Interrompe gli schemi e chiama i giocatori al bordo per mostrare l'iPad: «È la mia lavagna tattica».

Hernandez, lei è arrivato a inizio estate un po' a sorpresa, un allenatore spagnolo dopo molti tecnici italiani o est europei.
«Penso che il motivo di questa scelta sia il mio modo di lavorare, il che va oltre la mia amicizia e la stima con Maurizio Felugo. Quando una squadra come la Pro Recco chiama, l'opportunità non si può non cogliere. È la società più vincente, la più prestigiosa: tutti vorrebbero essere al mio posto».

L'ultimo era stato Mastro Rudic, eccezionalmente su una panchina di club. A proposito, sia lui che Campagna teorizzano lo stress: più sei abituato a conviverci, più sei in grado di affrontare le partite che valgono un titolo. Condivide?
«Lei ha citato due grandissimi che hanno vinto tantissimo con le nazionali e che lavorano con l'obiettivo di avere la squadra al top quando ti giochi tutto. Ma un conto è torchiare e portare al limite un gruppo per due mesi e mezzo-tre all'anno, un conto lavorare per dieci mesi con diversi obiettivi distanziati. E poi è necessario tener conto dell'età: quello che puoi fare con una rosa di ventenni non lo puoi fare dove l'età media è di 29 come a Recco. Voglio dire, per capirci, che è giusto andare al limite, ma bisogna saper alleggerire al momento giusto. L'equilibrio è fondamentale».

Coesione dentro e fuori vasca, gioco di squadra, risorse individuali, tattica: quali parametri ritiene più importanti?
«L'equilibrio è fondamentale. Tutti devono sapere come voglio che la squadra giochi. E mi aspetto che tutti mettano a disposizione tutto il loro impegno perché la squadra abbia un'anima. Ma poi, tu puoi fare un allenamento di due ore benissimo e quello che lo risolve è un momento, un gesto, una conclusione favorita, magari, dal movimento di un polso».

Pallanuoto latina, la fantasia al potere?
«Per me il talento finalizza il lavoro del gruppo, decide un risultato».

Come i suoi tre gol alla Jugoslavia nella finale del Mondiale di Fukuoka?
«Tornano sempre, quei tre gol...».

O come certe giocate di Manel Estiarte?
«Giocatore straordinario».

Lei ne ha tanti, hanno ancor margini di miglioramento?
«Parto da Ivovic, Di Fulvio, Mandic e poi faccio gli altri nomi... Certo, tutti possono fare ancora qualcosa di più. Ma il talento deve essere in un contesto. Senza equilibri non si fa strada».

La vostra?
«Qui gli obiettivi sono chiarissimi. Inutile ripeterli: diciamo che, dopo una vittoria, devi sempre giocare la prossima partita per vincere».

Che impressione le ha fatto Gabriele Volpi, che ha conosciuto alla fine del training in Sardegna?
«Un imprenditore che ha costruito qualcosa di grande. Una persona speciale che sa tutto di pallanuoto e che, col suo entusiasmo, dà una carica incomparabile alla squadra. Un vincente».

Giocare senza pubblico che effetto farà?
«L'importante è ripartire. In Coppa Italia lavoreremo per mettere a punto il nostro sistema di gioco. Bisogna mettere tutto l'impegno del mondo senza pubblico, aspettando di poterlo fare davanti ai tifosi».

Lei è tifoso del Barcellona. Cosa ne pensa del caso Messi?
«Che dopo tutte le cose splendide di una carriera unica bisognava trovare il modo per lasciarlo andare serenamente e senza liti, come desiderava». (1_da Il Secolo XIX)

12 / 09/ 20

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