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Finisce con un bronzo l'avventura dell'Argentina femminile nel campionato continentale sudamericano. Persa di misura la semifinale con il Venezuela (9-8) la formazione di Policarpo, dove ricordiamo Carola Falconi indossa la calottina numero 13 («per scaramanzia», dice lei), vince la finalina per il terzo posto con la formazione di casa, il Perù 13-3.
Una medaglia che però non concede il pass per i Giochi Panamericani, come ci spiega Carola Falconi: «La sconfitta con il Venezuela brucia, innegabile, perché le prime 2 posizioni davano il pass per il panamericano, in quanto il paese che ospiterà i giochi sarà proprio il Perù che è ammesso per diritto. Ci resta però una speranza: sequalche paese rinunciasse a partecipare allora saremo noi le prime in quanto terze ad essere ripescate e a Lima andrà la mia Argentina».

Già la “sua” Argentina: il dna di Daniel Falconi, papà di Carola, è letteralmente esploso nell'ex bogliaschina in questa avventura sudamericana: «Difficile spiegare quello che ho provato. Il clima e l’animo sudamericano scorre nelle mie vene e in questi giorni ne ho avuto la conferma. Il cuore argentino batteva forte durante l'esecuzione l’inno».
Adesso il rientro in Italia, dove l'aspetta il Sori Pool Beach con cui affronterà il campionato di Serie A2.

Ma resta indelebile il ricordo.«È stata una esperienza bellissima con un organico nuovo per la nazionale argentina, squadra giovane che ha ampio margine di miglioramento. Purtroppo nella semifinale con il Venezuela abbiamo pagato un po’ di nervosismo e ci è mancato l’essere ciniche nelle conclusioni in quando abbiamo creato molto gioco ma sbagliato la finalizzazione».

06 / 11/ 18