Autore

(ANSA) - ROMA, 24 APR - Minacce di licenziamento e ricorso alla cassa integrazione. È guerra aperta tra alcune federazioni sportive e i loro dipendenti sulle modalità di assorbimento dei danni economici conseguenti al lockdown dello sport per l'emergenza Coronavirus.
Al centro dei contenziosi, soprattutto le federazioni tennis (Fit), nuoto (Fin) e rugby (Fir) e la volontà di ricorrere alla cassa integrazione anziché provvedere con altre tipologie di ammortizzatori, come ferie o smart working. Il 21 aprile scorso il presidente e ad di Sport e Salute, Vito Cozzoli, aveva anticipato il pagamento della seconda tranche dei contributi pubblici agli organismi sportivi "perché siamo consapevoli del momento difficilissimo che vive l'attività sia di base sia di vertice", aveva dichiarato Cozzoli. L'appello del nuovo inquilino di Sport e Salute era anche rivolto a far sì che si evitasse la Cig ma a quanto pare per alcune federazioni è rimasto lettera morta.
La prima a ricorrere a tale provvedimento è stata la Fit di Angelo Binaghi, seguita oggi dalla Fir. Rischiano anche i dipendenti della Federnuoto di Paolo Barelli, che in una lettera firmata dal 98% del personale, si rivolgevano qualche giorno fa al Consiglio federale augurandosi "concrete e sostenibili valutazioni sulla necessaria continuità del rapporto di lavoro, in ottica di un bilanciamento di interessi tra la libera iniziativa e il rispetto dei lavoratori", anche come "implicito riconoscimento dell'attività svolta fino a oggi".
In caso contrario, minacciano i dipendenti Fin "quando torneremo a occupare le nostre scrivanie, sarà difficile poter ancora sentirsi parte di quel meraviglioso progetto che abbiamo portato avanti nel corso degli anni con sacrificio e dedizione.
Ci sentiremo come chi, in un momento di difficoltà, gli siano state voltate le spalle". A rimarcare il fatto che "il costo del personale si dimostra completamente a carico delle finanze pubbliche", e quindi la "illegittimità al ricorso a strumenti di integrazione salariale" anche una lettera inviata alla Fin, al ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora e a quello del Mef Roberto Gualtieri a firma dei sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Cisal Fialp.
A sottolineare ancor più il pericolo che i fondi pubblici non siano destinati, come dovrebbe essere, agli stipendi del personale, c'è anche una lettera inviata a Vito Cozzoli dall'Associazione segretari generali delle federazioni sportive (firmata da 39 segretari su 44 federazioni), in cui si rileva che "indipendentemente dalle valutazioni di tipo economico-aziendale che tali Federazioni avranno sicuramente e legittimamente fatto, tale richiesta, a nostro avviso, rappresenta un modo, quanto meno 'distorto', di interpretare la finalizzazione dei contributi di Sport e Salute alle Fsn, contributi che ricordiamo essere di natura pubblica". La preoccupazione degli stessi segretari è che, tale modus operandi, possa diventare consuetudine per tutte le federazioni, anche le più piccole. (ANSA).

24 / 04/ 20

Potrebbero interessarti