«Per molti versi sarebbe stato anche facile restare a giocare a Brescia. Lì, dopo undici anni consecutivi, avevo anche la mia comfort zone. Ma un atleta a volte sente il bisogno di cambiare».
Da avversario storico a guardiano della porta biancoceleste. Marco Del Lungo è stato il colpo dell'estate della Pro Recco. Non era un giorno che si parlava del suo arrivo in Liguria. Ma alla fine non se n'era mai fatto nulla. Però stavolta l'accordo è stato trovato.
«Era giusto così e sono felicissimo di essere qui - sottolinea - Recco è davvero il massimo per un atleta. Lo vedo anche in ogni allenamento. Qui tutti sanno che bisogna dare sempre il centodieci per cento: lo dai tu, ma lo chiedi anche ai tuoi compagni di squadra».

Laziale di origine, di Civitavecchia per la precisione, Del Lungo sembrava aver legato ormai il suo nome al Brescia in maniera indissolubile. È stato avversario in tantissime sfide, nell'ultima (a maggio scorso) si è tolto anche la soddisfazione di levare il tricolore al Recco. Ora si ritroverà dall'altra parte. Eppure, nonostante tanti anni da avversario, qualcosa che lo lega alla Liguria Marco ce l'ha sempre avuta. Il papà Diego, infatti, è un tifosissimo del Genoa.
«Una passione che gli aveva trasmesso suo padre, cioè mio nonno - spiega Del Lungo - All'epoca di mio nonno, il Genoa era una delle squadre che andavano per la maggiore. A voi sembra strano che a Civitavecchia si tifi Genoa? Non è così, c'è una comunità di genoani molto forte».

Marco, invece, tifa Lazio. E deve il suo nome ad un campione olandese che giocava nel Milan: «Van Basten - dice Del Lungo - Mia mamma è sempre stata tifosa milanista e stravedeva per il centravanti olandese. Invece la Lazio l'ho scelta per contrapposizione a mio fratello Andrea che è romanista. Io genoano? Forse meglio che non sia andata così vedendo mio papà soffrire spesso».
Calcio a parte, Del Lungo è uno dei pilastri su cui si fonderà anche il nuovo ciclo del Settebello. Il portiere è uno dei pochi senatori salvati dalle prime convocazioni di Campagna.

«Più responsabilità per me? Sinceramente non l'avverto. Poi se ci sarà qualche giovane che vorrà prendermi come riferimento, ben venga, non mi tirerò certo indietro. Io a Brescia ho avuto Christian Presciutti, mentre in Nazionale avevo anche Stefano Tempesti. Di Stefano ho sempre ammirato l'abnegazione quasi maniacale al lavoro. Come stile di portieri mi sono sempre piaciuti molto due ex Brescia: Gerini e Volarevic, con quest'ultimo che ha giocato anche qui a Recco».(1-da Il Secolo XIX)


 

16 / 11/ 21