E’ senza dubbio un momento tragico per lo “sport di base”. Soprattutto per gli sport acquatici, che, a differenza di tanti altri anche più popolari, devono sopportare costi elevatissimi, che stanno per decretare la morte di tante società:ma oltre ad auspicarsi un fattivo e proditorio intervento del Governo in merito (purtroppo il ministro Spadafora si è più volte dichiarato estraneo a questo mondo ), ci sono mali atavici che in una situazione di emergenza, stanno affiorando con prepotenza.
Alessandro De Tursi, fondatore e Presidente della Lega Dilettantistica Pallanuoto Italia, un movimento “di base” straordinario, pur condividendo le preoccupazioni denunciate da Paolo Barelli, presidente FIN, crede che sia giunta l’ora di cambiare decisamente passo.
«Dal 22 febbraio tutte le nostre attività sono ferme. E devo constatare che il mondo sportivo di base non ha avuto contagi, a differenza di quanto accaduto ai vertici dello sport italiano, leggasi il calcio e di conseguenza anche i loro tifosi. Noi ci siamo fermati, loro no».

De Tursi da tempo asserisce che il mondo dello sport dilettantistico necessità di urgenti cambiamenti.  
Certamente, qualcosa deve cambiare. Guardiamo da vicino la nuova società «Sport e Salute». Dovrebbe ricevere il budget economico che prima era della CONI Servizi. Il condizionale, ad oggi è d’obbligo:  la riforma non è stata ancora completata, quindi non ci sono decreti attuativi e pertanto come non c’erano soldi due mesi fa, non ci sono neppure oggi. Il Governo ha stanziato per l’attuale situazione di emergenza indennizzi previsti una tantum: ma non tutti conoscono l’iter, che è quanto mai complesso. Il soggetto interessato deve fare la domanda attraverso un ente autorizzato (CAF o sindacati) che poi a loro volta la girano a Sport e Salute. Ma non dimentichiamo che si tratta di una società appena nata: come potrà gestire questa enorme richiesta?

Quindi?
E’ complicato: ad oggi non è quindi stato definito chiaramente come fare la domanda, e quanti saranno gli indennizzi per le collaborazioni sportive. Oltretutto tali contributi “una tantum”  saranno destinati esclusivamente a chi ha una sola fonte di reddito. E non sarà coinvolta l’INPS. Ho forti dubbi che sia un’operazione sostenibile. Già prima di questa emergenza, il presidente Barelli in un suo intervento al Seminario Campus Aquae di Pavia affrontò questi temi e mi sembrava abbastanza preoccupato affrontando le tematiche economiche.

I vostri campionati potranno riprendere?
Pallanuoto Italia è ferma, sarà impossibile recuperare 800 partite in due mesi.

Che conseguenze prevede?
Il mondo della pallanuoto vive sul ricavo delle piscine. Poche società, forse solo la Pro Recco e l’AN Brescia, vivono di risorse esterne. Forse qualcun’altra riceve qualche contributo dal suo comune, che si accolla i costi di luce, gas e acqua. Ma da domani, con la situazione che si è creata, sono convinto che anche questi cesseranno. Oggi stanno perdendo da 40 a 50 mila euro a settimana. Quindi chi vive esclusivamente di ricavi come potrà fare per riaprire le loro attività? Chiediamoci chi frequenta oggi i vari corsi, chi sono i clienti:  sono persone normali, che lavorano e portano i loro figli in piscina. Ma fra tre o quattro mesi, quando le ricadute di questa crisi economica avranno effetti durissimi sulle famiglie, quante saranno costrette a rinunciare alla piscina?

Quindi il peggio dovrà ancora avvenire?
Certamente. Oggi gli sport acquatici sono fra i più costosi (dopo tennis, equitazione o golf) a differenza di basket, volley o calcio. Chi soffrirà maggiormente saranno proprio quei soggetti come istruttori, bagnini, segretarie che saranno indubbiamente spazzati via in quanto, ad oggi, non hanno i benché minimi ammortizzatori sociali. Facciamo un passo indietro. Gestisco un’azienda nel campo della ristorazione: ho dovuto lasciare cinquanta persone a casa, perché abbiamo chiuso secondo le direttive del Governo. Ho scelto la formula di legge meno penalizzante per loro: il fondo integrativo salariale, formula che permette all’azienda di anticipare il contributo dello stato, che arriverà dall’INPS fra 90 giorni. Ma quanti saranno in grado di accollarsi quest’onere? Quante persone non percepiranno lo stipendio per 3 o 4 mesi, e potranno arrivare se va bene a settembre senza percepire uno stipendio? E come faranno ad iscrivere i figli ai corsi di nuoto o pallanuoto?

Lo spostamento delle Olimpiadi al prossimo anno potrebbe riportare la pallanuoto d’estate come una volta?
Non penso possa essere una soluzione praticabile terminare i campionati in estate: molti sport stanno già pensando di chiudere allo stato attuale i vari campionati, ed il rugby lo ha già fatto, per poi caso mai anticipare la partenza di quelli del 20/21. Perchè se le Olimpiadi si giocheranno in primavera, la stagione potrebbe già rivelarsi ingolfata. Il prossimo anno sono anche previsti i Mondiali di Nuoto: assurdo avere a pochi mesi di distanza due manifestazioni così importanti. Sono convinto che la FINA accorperà i Mondiali alle Olimpiadi. Oggi, comunque, non credo sia sostenibile disputare i campionati di pallanuoto d’estate, anche perché sono poche le vasche scoperte. La maggior parte degli impianti sono ormai indoor.
Ma il fatto che mi lascia perplesso è che ci si preoccupa della della Nazionale, della A1, della A2 forse della B ma tutto il resto passa sotto silenzio. Forse perché di tutto il resto se ne occupa la Lega Dilettanti di Pallanuoto Italia per quanto riguarda il Nord? Perchè tutto il resto è quello che da il sostegno a tutto il movimento. Perchè senza questa base tutto il movimento crolla. E vedo il Presidente Barelli fortemente preoccupato per un sistema che, già debole prima, ora dopo la pandemia, è al collasso. A questo punto, secondo me, o si cambia passo o la pallanuoto sparisce.

Non pensa di avere una veduta un po' troppo pessimistica?
No, perché lo diciamo da tanto tempo. La nostra Lega non ha mai ricevuto un euro di contributo dalla Coni Servizi, la FIN sempre. Però oggi la FIN non ha campi gara propri, i Centri Federali sono sempre meno: come se un’azienda di logistica non avesse suoi mezzi di trasporto. Fino a qualche anno fa la FIN aveva la possibilità di svolgere in qualche piscina uno sport decisamente antieconomico. Nel momento in cui sta venendo meno questa possibilità, le società si sono trovate a dover fare da loro. Un esempio viene da Napoli, dove utilizzare la Piscina Scandone per una partita di campionato costa più di 800 euro. E non lo dico, io, lo scrive il Mattino. La situazione, purtroppo, non cambierà anzi è destinata a peggiorare.
Anche al Nord le cose non vanno meglio: ci sono impianti che, hanno avuto manutenzione carente e che adesso si trovano, per andare avanti, nella situazione di dover spendere 7 o 8 milioni e stanno facendo la conta per chi deve metterli.
La realtà in Italia è purtroppo questa. La Scandone è stata ristrutturata per le Universiadi, dallo Stato: ed è chiaro che il Comune oggi si tuteli. A Milano affittare un impianto come quello costerebbe se va bene 5000 euro. E poi, parliamoci chiaro: se una società non può spendere 10mila euro per fare dieci partite, come si può definire di serie A ? La soluzione non è quella di fare le valigie e cambiare impianto perché non vuoi spendere i soldi. Questa situazione si traduce nel fatto che questa o quella società non hanno neppure 100 abbonamenti che ti permetterebbero di ammortizzare quel costo. Ecco la debolezza del nostro sport. Se la Lega Dilettanti avesse un contributo di 200mila euro, sarebbero azzerate le tasse gara e i costi dei tesseramenti. Un indubbio vantaggio per indurre i ragazzi a venire a giocare, per far crescere il movimento: aiutare lo sport per tutti non continuando ad annaffiare le solite piante, che fanno comodo. Sono quarant'anni che questo avviene: è un modello morto, che sta portando alla scomparsa il nostro sport. Lo dico da 20 anni: ho fatto una Lega, ma l’ho fatta con tutte le società che partecipano, senza alcun privilegio.

Quale potrebbe essere la via d’uscita da questa empasse?
Questo modello non funziona, forse c’è qualcuno ancora che vive alla luce del sole, forse è arrivato l’innaffiatoio negli ultimi dodici mesi. Ma è un meccanismo che si incepperà. E non dimentichiamoci anche della totale assenza di sponsor. I grandi nomi, i grandi marchi hanno lasciato il mondo pallanuoto perché hanno capito che il sistema non era equilibrato. Perchè se sei un’azienda importante e devi metterci i tuoi soldi, cerchi di capire il come ed il perché. Nella pallanuoto non ci sono soldi veri, tolti due massimo tre casi. Sono sempre soldi di “qualcun altro”. Che in realtà non sono di nessuno. Da anni si parla di una Lega delle società di A1: credo che non si potrà mai fare perché le società spesso dipendono dalla Federazione a livelli diversi ricevendo agevolazioni di varia natura. Quindi ecco perché sponsor importanti si girano dall’altra parte, perché sarebbero gli unici a “pagare” con soldi veri. Questo è il nostro mondo. Qualcuno mi ha definito come “la pallanuoto non ufficiale”: è una definizione che mi fa sorridere. Vengono a farmi la morale, quando sono 20 anni che si finge di non vedere il declino, il tramonto di un Mondo, non volgendo lo sguardo verso le cose che funzionano: e così si continua a non fare scelte. Bisognerebbe fare meno gli araldi ed essere più consapevoli e più coerenti.

Nella foto
Alessandro De Tursi (a sinistra) e Stefano Begni, all. Happy Sport Varese,  durante una presentazione


 

30 / 03/ 20