Sessantasette anni, ma non li dimostra. C'è un detto che recita: a 20 anni si gioca a calcio, a 40 si gioca a tennis, a 60 si gioca a golf.
Non lo ha mai fatto suo. Gianni De Magistris sprizza pallanuoto da tutti i pori. Proprio per questo abbiamo voluto far passar la festa, ma non "gabbare lo santo".
Già, anche perchè se proprio tanto santo non lo è mai stato, bisogna dargli atto che ha sempre detto ciò che pensa. Nel bene e nel male. Schietto e tagliente, cordiale e simpatico, ma sempre e solo Gianni.

Eraldo Pizzo lo ha definito «Il più grande attaccante italiano». Dice di lui Sandro Ghibellini:«Non c'è aggettivo che gli renda merito». Ma non solo. Renzo Ravina, presidente onorario della FIN:«La sua pallanuoto fatta di grande estrosità ha fatto divertire tutti». Paolo Barelli, presidente della FIN:«Un artista della pallanuoto».

Dicono di lei che è il "Riva" della pallanuoto.
Tutti gli accostamenti sono belli quando sono fatti a grandi campioni, al di là del valore e delle valutazioni personali. Riva è un pò più "vecchio" di me, l'ho conosciuto, e mi ha fatto molto piacere. Mi dispiace solo che troppo spesso viene dimenticato per quello che è stato.

Siamo maliziosi: un destino che forse vi accomuna un pò?
Ieri ho ricevuto oltre 500 messaggi, più tutti i messaggi su messenger. Tanti da amici ma anche tanti da persone che conosco appena. Forse chi avrebbe dovuto ricordarsi di me, non l'ha fatto. Non avrei mai preteso che a Firenze si fosse fatta una "festa nazionale" come qualcuno mi ha scritto: il presente è importante, ed è quello che costruisce  il futuro. Ma non bisogna dimenticarsi del passato. Di quello che si è fatto.

Già Firenze: lei ha trascinato per ben due volte la Rari alla conquista dello scudetto, nel '76 e nell'80. Oggi però sembra relegata a ruolo di comprimaria in città.
Quando giocavo uscivo alla mattina e prima di andare a comprare i giornali chiunque incontrassi sapeva il risultato della partita del giorno precedente. Non c'era un fiorentino che ignorasse la Rari. Ricordo le settemila persone venute a vedere un famoso Florentia-Recco. Non solo: alla Costoli c'era sempre il pienone, pubblico da stadio. Oggi tutto è cambiamo. C'è meno interesse verso la pallanuoto, anche se fai il risultato. C'è meno amore verso la Florentia: quando si tornava a sera tardi dalle trasferte e si andava alle sedi dei giornali, (ricordo che oltre alla Nazione c'era La Città) paginate intere, interviste, cronache delle partite. Oggi l'interesse è diverso.  Il mondo è cambiato e la pallanuoto va sempre peggio.

Come lo spiega?
Pensi all'oro mondiale che abbiamo vinto nel '78 a Berlino: Marsili, Alberani, Simeoni, Ghibellini, e quelli delle generazioni venute dopo quella squadra quanti sono coinvolti nel "mondo" della pallanuoto? Oggi hanno chiamato ad allenare una nazionale giovanile Carlo Silipo. Benissimo. Ma se li contiamo sulle dita della mano sono due o tre i campioni oggi coinvolti nel mondo pallanuotistico. Ma molti altri allenatori dell'ambito federale, a cui va la mia stima, anche se tanti non li conosco neppure, quali pagine di storia della pallanuoto italiana hanno scritto?

Lei parla di pallanuoto ... ma oggi che pallanuoto vede?
Oggi è inguardabile. Qualcuno mi chiede com'era la mia pallanuoto: non era la mia pallanuoto, era la pallanuoto. E basta. La pallanuoto cambia. Probabilmente nel '48 giocavano da fermi, io non l'ho mai vista. Nel '60 i Pizzo, i Lonzi, i Parmeggiani forse si muovevano un pò di più, ma non tantissimo. Ai miei tempi il movimento in vasca è aumentato, oggi sono velocissimi. Però una cosa è parlare di pallanuoto, una cosa è parlare di uno sport troppo diverso come quello di oggi. Quest'anno sono andato a vedere Florentia-Recco. Al di là delle differenze dei valori in vasca, che oltretutto impedisce allo spettacolo di affascinare il pubblico, non voglio fare il professore o quello che critica sempre, ma dal punto di vista "pallanuoto" ne ho vista poca, nulla, errori su errori. Lo ripetevo ai miei giocatori l'anno scorso: prima di fare gli schemi, bisogna capire la pallanuoto. Facciamo un paragone con lo sport per eccellenza, il calcio. Ai ragazzini è inutile insegnare subito i passaggi, il ticki tacka lo fa il Barcellona. Diamogli la possibilità di farli divertire, di farli giocare. Quindi, per tornare a noi, insegnamogli a fare i tiri a schizzo, lo spadone, la beduina. Bisogna insegnare ai ragazzi queste cose. Non a piazzarsi per aspettare l'avversario. In Florentia-Recco la cosa più bella che ho visto è stato un tiro da dieci metri. Le colombelle sono ormai merce rara, le controfughe che sono la bellezza della pallanuoto dove sono finite?

04 / 12/ 17