Cento gettoni in Serie A1 e una carriera nel mondo della pallanuoto (come giocatore prima e come arbitro poi) che, per un motivo o per l’altro, ha sempre avuto a che fare con questioni e coincidenze di famiglia: da un fratello che lo ha introdotto quasi per caso al mondo dell’arbitraggio, ad una moglie ex pallanuotista (Lorella De Pietri) e tre figli (due femmine, Elisa e Lara, 15 e 10 anni, e un maschio, Simone, 7 anni) tutti giocatori. Daniele Bianco da Rapallo toccherà questo record sabato a Siracusa.
E a 41 anni guarda al futuro con la voglia di togliersi delle soddisfazioni, ma anche con quell’entusiasmo che può avere solo un innamorato di questo sport.
Bianco ha giocato a pallanuoto nel Sori, la città di cui è originario. Poi, dopo essere stato a militare, ha iniziato ad arbitrare seguendo le orme del fratello Luca che oggi abita a Gavardo.

Bianco, è vero che lei ha iniziato ad arbitrare in modo casuale?
(ride) Vero. E’ successo nel ‘99. Una sera mio fratello mi disse che c’era bisogno di un altro arbitro per un’amichevole Pro Recco-Savona a Punta Sant’Anna. Mi obbligò ad andare. Mi ricordo Gu Baldineti e Claudio Mistrangelo allenatori, in vasca gente come Ferretti. Fu un inizio abbastanza forte.

Da lì ha capito che avrebbe voluto fare l’arbitro?
Diciamo di sì. Nel 2000 ho iniziato a dirigere le mie prime gare ufficiali. Poi l’esordio in A2, a Salerno, con mio fratello. E quindi l’approdo in A1 in un Posillipo-Roma. Dal 2014 sono anche arbitro internazionale. Nel 2015 a Baku ho diretto la finale dei Giochi olimpici europei della categoria Under 17, nel 2016 in Cina la finale della World League e la scorsa estate la finale mondiale per il terzo posto giovanile delle ragazze. La finale non ho potuto farla perché per fortuna c’era l’Italia.

In Champions invece ha iniziato nel 2015. E l’esordio fu molto duro…
Evidentemente non mi piacciono le cose facili. Fu Galatasaray-Partizan Belgrado. Mesi prima nella stessa sfida, ma nel basket, c’era stato un morto per gli scontri tra i tifosi. Quella partita si giocò con il ricordo ancora fresco di quell’episodio. C’era un clima teso. Fummo costretti a sospendere la gara per cinque minuti: un giocatore del Partizan pensò bene di provocare il pubblico di casa dopo un gol. Diciamo però che la partita la portammo in fondo bene.

Cento partite in A1 tra maschi e femmine. In quasi vent’anni quante ne ha dirette in  totale?
Ah guardi, non saprei. Non sono uno che tiene i conti. Quelle di A1 le so perché ci sono le statistiche della Federnuoto. E’ un bel traguardo. Ma per me l’impegno non cambia, dagli Under 13 alle  finali di World League. E’ la filosofia del rispetto di chi scende in vasca. Noi arbitri nella pallanuoto abbiamo compiti di servizio. E cerchiamo di svolgerli al meglio.

Una partita, però, non se la dimenticherà mai…
(ride) Quella con le mie figlie Lara e Elisa avversarie. E’ successo pochi mesi fa. Le due squadre del Rapallo si affrontavano tra loro. Mi fu chiesto se volevo arbitrare. Non me lo feci ripetere due volte. Alle mie figlie non dissi nulla: ricordo le loro facce quando capirono. E’ un bellissimo ricordo con loro capitane delle rispettive formazioni. Elisa lo era a prescindere, Lara lo fece quella volta perché l’allenatrice sapeva della mia designazione.

Lei lavora all’Excelsior Palace di Rapallo da vent’anni. Però spesso è in giro per l’Europa. Come fa?
Ho un direttore come Aldo Werdin che mi viene molto incontro con i turni e lo ringrazio. E poi, altro aspetto da non sottovalutare, ho la disponibilità dei colleghi. Mi sarebbe anche piaciuto fare l’allenatore, occuparmi dei giovani. Ma con il lavoro non ce l’avrei mai fatta. Sono contento così.
 
Domanda provocatoria: difficilmente lei, in quanto ligure e italiano, potrà arbitrare una finale scudetto o le finali di Champions con la Pro Recco protagonista fino alla fine in entrambe le competizioni…
Vero. Però noi arbitri liguri abbiamo una grande fortuna. Ci basta fare pochi chilometri per trovare piscine dove andare ad allenarci dirigendo magari match di ottimo livello. Abbiamo un’ampia scelta da questo punto di vista. Non è poco.

Dica la verità, quanto è difficile arbitrare uno sport dove parte del corpo non si vede?
Di certo non aiuta. Però ci insegnano a capire come certi movimenti fuori dall’acqua corrispondano ad altri sott’acqua. Vorrei precisare che non ragioniamo per presunzioni. E’ proprio una questione fisica: se fai un certo gesto fuori dall’acqua, ne stai facendo un altro dentro. In questo aver giocato aiuta molto anche se ci sono ottimi arbitri che la calottina non l’hanno mai indossata.

Quindi arbitrare la pallanuoto è più difficile che arbitrare il calcio?
Per l’aspetto di cui parlavamo sì. Ma nel calcio si va a velocità estreme. E questo rende difficilissimo il giudizio. Diciamo che sono sport diversi non solo per come si giocano, ma anche per come si arbitrano.

Spesso voi arbitri di pallanuoto venite tirati in ballo quando si parla di spettacolarizzare questo sport...
Anche noi vogliamo il bene di questa disciplina. E infatti la filosofia che seguiamo, soprattutto da qualche anno a questa parte, è fischiare in modo che anche il pubblico che non conosce la pallanuoto la possa comprendere. Cerchiamo di fischiare soprattutto quello che è evidente.

Recentemente è stata innalzata l’età fino alla quale un arbitro può restare in attività, 60 anni. E’ d’accordo?
Certo. L’esperienza fa molto nel nostro lavoro. Però bisogna arrivare ad una certa età con grandi stimoli e senza sentire il peso di tante partite alle spalle. E’ un peso non certo fisico (anche se pure questo aspetto conta), ma psicologico.

Quante partite farà ancora lei?
Non lo so. Gliel’ho detto: non conto le mie presenze. Vado avanti per la mia strada. Spero tante.

Ma un sogno nel cassetto ce l’ha?
Beh, quello di tutti gli sportivi: l’Olimpiade!



Nelle foto
In alto
siamo a Sori al primo torneo ufficiale FINP. Daniele Bianco e con i ragazzi della Waterpolo Columbus Ability Team.

In basso
la qualità della foto è bassa. Ma il valore affettivo altissimo.
Daniele Bianco ha alla sua sin. sua figlia Elisa, a destra Lara. Siamo a Rapallo, parita Under 15



Daniele Bianco sul gommone per arbitrare Italia-All Stars a Portofino




Riavvolgiamo il nastro del tempo ... anno 2008, piscina di Sori.



Oggi, con la nuova divisa

08 / 11/ 18