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Anche se non ha ancora 35 anni, Daniel Varga ha annunciato il suo ritiro lo scorso lunedì, finendo così di realizzare i suoi sogni nel Ferencvárosi. Adesso è il responsabile della squadra giovanile del club.

L'annuncio per il suo "pensionamento" è arrivato inaspettato. C'erano alcuni segnali, ma la decisione finale non era stata ancora presa.
L'annuncio potrebbe essere stato inaspettato, ma ho preso la decisione un paio di mesi fa. L'idea è accresciuta in me giorno dopo giorno, lentamente, nel corso degli anni.

Cosa l'ha portato a prendere una decisione del genere?
Ero sicuro di voler diventare un allenatore, e ci sto ormai provando da decenni. E finalmente, ho l'opportunità di farlo. Certo, probabilmente non è una giustificazione per aver smesso a 35 anni, ma sono successe molte cose. Da una parte la mia carriera di pallanuotista sembra essere diventata un arco teso e sento che non vale la pena di spingersi oltre. Ci sono alcune cose che sono ancora divertenti, ma nel complesso non provo più le sensazioni di un tempo.

Ha perso la voglia di giocare?
Non è persa, si è trasformata. Mi è sempre piaciuto essere "Varga Dani", ma le cose sono cambiate e non lo sento più.

C'è un esempio che vorrebbe condividere? Qualcosa per spiegare di cosa si tratta?
All'apice della mia carriera, vivevo per il gioco. In molti casi, sono stato il capitano della squadra, e anche quando non lo ero, ispiravo le tattiche nel gioco della mia squadra. Ho sempre pensato che questo tipo di performance richiedesse un allenamento in alcuni aspetti. In realtà mi è sempre venuto naturale. In quel momento mi sentivo davvero bene, non solo per i miei obiettivi ma anche per lo stile di gioco della squadra che dominava la mia presenza. Potrei anche dire, in un certo senso, di aver concluso la mia carriera di pallanuotista tre o quattro settimane prima di Rio. Allora non me ne accorsi, ma col tempo ho capito che non è un ruolo che avrei voluto interpretare, ma che in realtà l'ho fatto per oltre un decennio. E' stato un processo lento: ho dovuto scoprire cosa mi ha causato disagio in allenamento o in partita. Avevo bisogno di un'analisi seria e dovevo affrontare fatti per me spiacevoli, come le mie debolezze e le mie paure. Ero perso, almeno come giocatore.  Tuttavia, col passare del tempo, la mia voglia di diventare allenatore è aumentata. Consapevole che ciò che mi ha reso un buon giocatore mi aiuterà a diventare un allenatore. Non ho forzato i tempi, anche perchè non serviva inseguire successi passati e bei ricordi. Sono diventato un altro, ma la mia conoscenza e visione del gioco sono rimaste.

Cosa stai cercando nel coaching?
Soprattutto, voglio sviluppare un concetto completo per i nuovi giocatori. E voglio essere responsabile della creazione di un'intera squadra e per aiutare  lo sviluppo delle persone.

Allenatore a vita, dunque?
Durante la mia carriera, ho potuto imparare da molti ottimi allenatori. Sono stati fantastici, ma non è quello che necessariamente vorrò fare. Non ho imparato tanto dagli allenatori quanto dai miei compagni di squadra, il che non deve sorprendere dato che ce ne sono 13 in una squadra mentre l'allenatore è uno solo.

Quindi ha deciso di essere un allenatore. Quando inizierà?
Il 2 luglio inizierò con i preparativi estivi di nove settimane con il Fradi (soprannome del Ferencvárosi, ndc).

Quanti giovani giocatori ci sono nel tuo gruppo?
15-16. Andremo per due volte all'estero con due campus. Poi a settembre, quando iniziarà il campionato, secondo i miei piani, inizieremo con alcuni nuovi sistemi di allenamento. L'obiettivo sarà quello di formare i giocatori per la squadra maggiore, quindi pronti anche per la nazionale. Quando pensiamo al futuro, dobbiamo sapere che non è possibile misurare il nostro lavoro solo con risultati "spettacolari". È la qualità del gioco che conta, e chi l'ha oggi è al livello più alto nella pallanuoto. (da totalwaterpolo.com)

 

26 / 06/ 18