In tutte le case se ne è rotto almeno uno. Tutti ad assaggiarlo, tutti a cercare la sorpresa.
La pallanuoto quest’anno ha ricevuto un uovo di Pasqua dal sapore amaro e un regalo già noto.
Ricordate la canzone “Lo zoo è qui”, di Ligabue? Ha ben 24 anni, ma sempre molto attuale. Ed è stato proprio uno zoo il regalo

“Scimmia da spalla, scimmia da pianola, scimmia brava per la nocciolina”, diceva il Liga.
Sembra il ritratto dei giocatori della pelota acquatica. Fenomeni da baraccone per lo spettacolo che danno in vasca, salvo poi accontentarsi delle briciole (noccioline)

“Toro da sagra, toro botta sola, toro sola andata da corrida”. Chi se non quei pochi all’interno del sistema che provano a far capire che per farsi ben volere dal popolo non bisogna tiranneggiare? Comunque finiscono nell’arena, anche se grandi nel nome, e vengono matati dai toreri (leggasi “mi dispiace ma il consiglio non è della stessa idea”, o qualcosa di simile)

“Lupo da branco, lupo da solo, lupo tanti agnelli e niente denti, che peccato”. Proprio loro, i tanti (ma non tutti) presidenti dei clubs attenti al loro piccolo orticello a testa bassa, invece di alzarla e tirare fuori nuove idee per ingrandirlo autonomamente. Spesso sembrano al lavoro per chissà cosa (“tanti agnelli”) ma alla fine nulla cambia (“niente denti”), “che peccato”.

Infine lui, “cavallo da corsa, cavallo da soma, cavallo non ancora catturato”. L’unico a tirare le redini di tutto, a controllare le idee, a pilotare il sistema. Corre quando serve, rallenta e carica il movimento sulle sue spalle. Ed è sempre lì, nessuno lo spodesta, l’indiscusso Richelieu della pallanuoto mondiale che sta per cambiare. Sarà più bella o più brutta? Chi può dirlo, ma cosa importa se a lui non importa.

Si giocherà con 11 giocatori a referto e campo dai 20 ai 25 metri per portare 4 squadre femminili in più alle Olimpiadi. Ma sono tante le donne della pallanuoto a pensare che non ne vale la pena se questo è il prezzo da pagare.
Uno sport che non attira? In vasca ormai non si capisce più niente.
Dejan Savic ha chiaramente detto “a chi comanda non importa l’opinione degli addetti ai lavori”.
Che poi quell’opinione è la più semplice da applicare e probabilmente quella che può cambiare senza stravolgere il gioco nessuno nel palazzo se ne infischia.
Basta poco. Tiro diretto da 7 metri, corner anche su deviazione del difensore ma soprattutto stop ai controfalli con reazione sanzionata alla stregua della simulazione (giallo alla squadra ed espulsione definitiva a chi ci ricasca): se ne vedono raramente, significherà qualcosa.
Ma è troppo facile, nel caos chi governa riesce a mantenere la propria posizione, se le cose vanno bene viene a mancare il suo essere indispensabile.
Quindi? “Amico, che ti piaccia o no è così: Lo zoo è aperto, è adesso, è gratis ed è qui”!


Nel fotomontaggio
Cornel Marculescu, settantaseienne direttore della FINA e principale sostenitore delle nuove regole.

17 / 04/ 17