Febbraio 2020 – Roma: una coppia di turisti cinesi viene ricoverata all’Ospedale Spallanzani affetti da covid-19.

21 febbraio – A Codogno, in provincia di Lodi, viene rilevato il primo caso positivo al covid-19.

25 febbraio – Il contagio si allarga: casi si registrano in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Il Governo decreta lo stop alle gite scolastiche in Italia e all'estero, alla chiusura di scuole, negozi e musei, impianti sportivi.  

2 marzo -La Federnuoto ha disposto la riapertura di tutte le attività - comprensive di competizioni e manifestazioni sportive di ogni livello e dislocazione territoriale.

3 marzo - Paolo Barelli, dal sito FIN lancia questo appello: Attenzione, cautela, prevenzione sì; psicosi, paura, panico no.
Per il turno di coppe, nessun arbitro italiano è stato designato, e Brescia e Recco non giocano in quanto l’Ungheria non ha permesso lo svolgimento delle gare con Eger e FTC.

4 marzo – Si gioca a Trieste a porte chiuse l’anticipo fra PN Trieste e Quinto. La FIN annuncia un collegiale per la nazionale maschile a Sori dal 10 al 15 marzo. Il Governo emana il decreto di stop ad ogni manifestazione sportiva nelle zone “rosse”, mentre nel resto dell’Italia si gioca a porte chiuse.

5 marzo – Federico Colosimo, capitano della Sportiva Lazio, scrive una lettera aperta al presidente FIN per far rinviare la partita Brescia-Lazio, in programma sabato 7 marzo, in quanto la Lombardia è stretta nella morsa del Covid-19. La FIN tace. Anzi no. Barelli lancia un appello per salvare tutte le società sportive in crisi (ma non sarebbe spettato al Presidente del CONI?) per la chiusura disposta dal Governo. Ma non ferma i campionati di pallanuoto di serie A1, A2, e B maschile.
Nota curiosa: la Pn Bergamo avrebbe dovuto giocare sabato 7 allorchè alle ore 24 di venerdì 6 sarebbe scaduta la quarantena in cui si trovava da 15 giorni.

6 marzo – 30 società di A2 e B maschile chiedono a gran voce di sospendere i campionati. Barelli, pressato, li blocca, ma manda in vasca la serie A1. Molti comitati regionali bloccano completamente l’attività. Ma il fatto più eclatante viene dal GUG che concede agli arbitri la possibilità di rifiutare la designazione.

7 marzo – La serie A1 scende in vasca con la 17ª giornata. La Lazio, come annunciato, non si reca a Brescia, dichiarata zona di emergenza “gialla”. Il Savona, invece, parte da una zona “gialla” e si reca a Siracusa. In serata Brescia dieventa zona "rossa".

9 marzo – La situazione emergenza peggiora in tutta Europa. Viene rinviato il collegiale della nazionale maschile a Sori, si ferma la World League. Mossa della Federnuoto: anticipa la riunione delle federazioni al CONI, e blocca la sua attività.

10 marzo – La LEN blocca tutta la sua attività fino al 15 aprile. Ma il blocco degli impianti sportivi italiani non sta bene a tante società: c’è chi chiede una deroga ai comuni per gli allenamenti. Senso civico pari a zero. E la Fin interpreta a suo modo il decreto del Governo chiedendo di far allenare "gli atleti tesserati che abbiano partecipato o siano qualificati ad un Campionato Nazionale in una disciplina federale in qualsiasi categoria d’età, ad esclusione della categoria Esordienti e Master".

11 marzo – La FIN cerca acqua e disponibilità per far allenare dove sia possibile i “tesserati di interesse nazionale”. Segnala al Comune di Genova un’elenco di 99 nuotatori che dovrebbero affluire da tutta la Liguria alla Sciorba di Genova. Fra questi nuotatori se ne contano 6 azzurri, tre della squadra maggiore, tre della Giovanile, poi tanti ragazzini, per la maggioranza dei quali l' "interesse nazionale" non è tecnicamente dimostrabile. Anche le società di pallanuoto vengono coinvolte in questa “richiesta” folle: i pallanuotisti che potrebbero allenarsi grazie alle maglie larghissime decise dalla federazione, sono tutti quelli che partecipano a un torneo di dimensione nazionale, serie B e Under 17 compresi. Risultato: non si presenta nessuno e il Comune di Genova, proprietario dell’impianto, dà precise direttive per bloccarne l’utilizzo.

12 marzo – La LEN ferma tutto il suo personale e invita a non spostarsi. A Roma, il collegiale del nuoto sincro e di salvamento viene disertato dagli atleti. Trentuno allenatrici di sincro mandano a Barelli una lettera aperta per bloccare ovunque l’attività.

14 marzo – In Ungheria si blocca tutta l’attività sportiva. Il CIO temporeggia sulla data delle Olimpiadi. La pandemia sta dilagando nell’intero pianeta.

15 marzo – Il Ct Campagna manda un video messaggio agli azzurri affinché continuino ad allenarsi a casa.

19 marzo – Barelli cambia marcia: adesso si preoccupa delle Olimpiadi e chiede al CIO una decisione rapida. E si preoccupa dello stato di “forma” degli atleti: «Se non c'è una svolta positiva dell'emergenza Coronavirus entro la metà di aprile è ridicolo parlare di Olimpiadi, soprattutto per una questione di pari opportunità tra gli atleti. Noi ad esempio abbiamo molti ragazzi che non si stanno allenando perché ci sono le piscine chiuse». Dichiarazioni rilasciate all’ADNKronos

23 marzo – Australia e Canada rinunciano alla Olimpiadi in estate. Ma l’Ungheria annuncia la ripresa degli allenamenti delle squadre nazionali.

24 marzo – Il CIO rinvia le Olimpiadi al 2021. Barelli ormai cambia direzione a 90°:«Da settimane ribadisco che gran parte del mondo sportivo non sarebbe potuta andare a Tokyo a luglio per partecipare ai Giochi».

Forse l’11 marzo non la pensava così. I commenti non servono, basta verificare i cambiamenti drastici del Barelli-pensiero e le decisioni conseguenti. Bisognerebbe saper guardare la luna e non il dito di chi la indica.
 

26 / 03/ 20

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