Ungheria – Croazia 6-8

Ungheria: Nagy, Torok 1, Manhercz 1, Zalanki, Vamos 3, Hosnyanszky,  Decker, Gor Nagy, Erdelyi 1, Denes Varga, Mezei, Harai, Decker.
All. Tamas Marcz
Croazia: Bijac, Macan 1, Fatovic, Loncar 1, Jokovic 1, Buljubasic, Vukicevic, Buslje, Sukno 3, Krapic, Setka, J. Garcia 2, Marcelic.
All. Ivica Tucak
Arbitri: Alexandrescu (ROU), Severo (ITA)
Parziali: 0-4, 2-0, 2-2, 2-2

 

Budapest - La Croazia è d’oro, finalmente. Dopo tanti podi negli ultimi anni stavolta riesce a salire sul gradino più alto. Meritatamente, sia per il cammino avuto nel mondiale sia per come ha chiuso la gara finale.
L’Ungheria in corso di rifondazione deve arrendersi ad una squadra più rodata nel tempo giocando bene e dando filo da torcere agli avversari che al momento buono riescono a piazzare la zampata vincente.
Una gara (arbitrata dall’italiano Severo) fatta di strappi, ben 3, ed evidenti. I magiari sentono terribilmente la tensione di dover vincere a tutti i costi davanti al proprio pubblico che gremisce l’Isola Margherita e la pagano tutta subendo ben 4 reti di fila solo nel primo tempo. Marcz capisce già dal secondo gol che le cose non vanno bene, si sbraccia e striglia i suoi, ma il gioco arriva solo dalla frazione successiva.
La Croazia inizia a soffrire, difficile pensare che già dopo otto minuti voglia gestire l’enorme vantaggio e far sfogare gli avversari. Sale in cattedra Nagy blindando la porta per quasi 14 minuti in cui i biancorossi non riescono più ad incidere in fase d’attacco, l’Ungheria prende sicurezza e costruisce in maniera lenta ma costante il recupero firmato da Manhercz per un parziale di 4-0 uguale e contrario a quello subito.
Tutto da rifare quindi per la squadra di Tucak che si sveglia dal torpore e riprende a macinare quel gioco mancato per troppo tempo. Complice anche lo sforzo profuso per il recupero i padroni di casa rallentano, la Croazia ritrova il palleggio e con esso anche la mira e quel pizzico di fortuna che non guasta e serve a beffare l’ottimo Nagy (non da meno il dirimpettaio Bijac) che prende gol su deviazione e da il là alla nuova fuga (4-7).
Chi non molla è Vamos: nuota, fa a sportellate e buca in meno di 2 minuti la difesa a scacchi. Il tempo stringe, l’ansia si fa viva e l’immenso Sukno, arrivato a Budapest ancora infortunato ma faro dei suoi in ogni gara, trova nell’azione successiva il gol che fissa il risultato. Il resto è temporeggiare fino alla sirena finale con i croati tutti in acqua e i magiari a testa bassa per la delusione. Ma per loro la strada tracciata è quella giusta.


Nell'allegato il play by play della finale 







 

29 / 07/ 17