Carolina è libera! Sul web impazza questa frase che, ad onor del vero, stride con i primi articoli della nostra costituzione.
Si legge nell'art. 2 "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", poi ancora all'art. 4 " .. omissis ...La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto".
Allora qualcuno nei meandri delle varie corti federali (targate FIN) qualche dubbio dovrebbe porselo. Dubbi che obbligano a rilevare la vera natura di uno sport che ormai ha cambiato faccia: non è più uno sport dilettantistico, come i vari ordini federali, dal nostro a quello mondiale, ci vogliono far credere, ma è uno sport a tutti gli effetti professionistico, dove gli atleti sono regolarmente (o saltuariamente, non importa) retribuiti.
Già perchè è ormai palese che in serie A1 e A2 "girano" alcuni stipendi camuffati da rimborsi spese, il dilettantismo è solo un paravento per evitare ben più severe e complicate regole che metterebbero gli atleti sullo stesso piano di veri lavoratori dipendenti, dove diritti e doveri sono il contraltare di una situazione precaria schiava delle volubilità di pochi.
La sentenza del CONI, in questo caso, ha di fatto interrotto questa spirale di "malvagità" economica che ha avuto come unico scopo rovinare la vita di una giovane atleta, sovvertendo un giudizio di parte, se non addirittura fazioso, ostinatamente arroccato su una posizione feudale dove il "padrone" (le società) sono al centro del potere e quindi libere di fare i propri interessi.
Se l'atleta è stata "venduta" per 10mila euro, significa che c'è stato uno scambio di danari fra due soggetti: impossibile per qualunque giudice far finta di nulla. Come hanno fatto in FIN.
Ma in un mondo dove il prosciutto occlude ogni possibile sbirciata su una realtà palese, dove regole feudali sono ostinatamente osannate ed invocate come fossero un vangelo, ecco che anche la nostra costituzione passa in secondo piano, ecco che i diritti degli atleti sono solo fuffa, ecco che gli interessi di pochi diventano la regola da seguire.
Forse è giunto adesso il momento di mettere a nudo che il mondo natatorio è gestito da una legge tanto borbonica quanto ormai obsoleta.
Forse è giunto oggi il momento per dare uno scrollone a questa situazione che non solo fa male alla pallanuoto ed anche al nuoto, ma a tanti sport cosidetti minori, dove ragazzi e ragazze si scoppiano per ore e ore al giorno in allenamenti estenuanti per avere alla volte si e no rimborsata la benzina per l'auto.
Siamo di fronte ad una macroscopica ipocrisia di vita, accettata da alcuni e subita dai più. Dove i protagonisti hanno un solo credo: il silenzio.
Purtroppo a tante varie comparse piace una vita fatta di piccoli piaceri personali e sotterfugi che, alla lunga, fanno il gioco del sistema. Associazioni di società, di giocatori e di allenatori nascono e scompaiono come il limone sulla neve. Senza mai incidere.
Ma questo è, purtroppo, un altro film ...

 

08 / 06/ 17

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