Fu Gabriele Pomilio a commissionare uno studio con l'obbiettivo di far “decollare” la pallanuoto. Studio che fu pagato (soldoni) dalla Federnuoto. Studio, poi, chiuso in un cassetto e sepolto di polvere. Cambiamenti pensati, scritti e mai applicati, insomma. Ma la cosa più strana è che tanti “buoni” propositi furono anche avallati da LEN e FINA.

E’ stata l’estate, calmate le acque dopo le grandi manifestazioni internazionali, che ci ha fatto riscoprire questo studio, finito in fondo l’archivio e di cui non si è mai più parlato. Forse imbarazza qualcuno.
Crediamo sia nostro dovere far conoscere ai lettori di oggi come e quanto siano contorti gli equilibri che tengono in piedi il palazzo, in tutte le sue sfaccettature. Da non dimenticare che è stato stilano nel 2000, ben diciannove anni orsono.

1ª parte. Introduzione
Immagine del campionato, di Gabriele Pomilio

Il campionato dovrà adattarsi agli standard di Len e Fina: questo adeguamento spetterà alla FIN che dovrà avere un’agenzia di Media e Marketing a cui sarà obbligatorio affidare l’immagine degli eventi.
«Tale ristrutturazione comporterà un cambio di mentalità e sistema di lavoro che, ritengo, potrebbe servire per tentare il salto di qualità, sfruttando il rilancio che, avverrà a livello internazionale».

Senza dubbio ciò non è avvenuto, anche perché Len e Fina non sono state in grado di effettuare un rilancio organico della pallanuoto.

«Si è detto tante volte di volerlo fare – continua Pomilio – ma si è sempre in tempo per rimandare ulteriormente e decidere di restare come siamo. Se lo si vorrà fare, per trasferire il bonus del progetto al campionato di Serie A1 saranno necessarie alcune direttive della FIN nei confronti delle società che, sono impegnative, ma dovranno essere rispettate, poiché serviranno per far attuare correttamente il progetto dalle stesse e risolvere alcuni problemi che seppur sentiti dai club, non si capisce per quali motivi, non sono mai stati affrontati e risolti».

Ogni commento ci pare superfluo: alla Fin sta bene il sistema attuale, che non crea problemi. Ma neppure immagine, crescita e divulgazione dello sport.

Formule e costi

«Tutti i club si lamentano di due aspetti fondamentali:
1) le formule con periodo spesso strozzati dalle nazionali, che vietano il campionato in estate;
2) gli alti costi che, peraltro, sono costituiti al 75% dai rimborsi spese.
Analizziamo il primo punto: sembra chiaro che il periodo del campionato dovrà essere compreso fra novembre/maggio. Perchè tutta l’attività internazionale sarà sempre posizionata da LEN e FINA e quindi non è il caso di farsi illusioni. Quindi dovranno essere concessi agli allenamenti della nazionale almeno 30 giorni lavorativi prima di ogni evento.
Certamente i club chiedono di non voler spendere soldi per mantenere atleti che sembrerebbero essere più a disposizione delle nazionali che delle loro stesse squadre.
L’arcano sta nel capire che non è la lunghezza del campionato ad attirare gli sponsor, ma la qualità dell’evento campionato. Ipotizzo una soluzione che potrebbe dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, premettendo una considerazione.
Il miglioramento dell’immagine che dovrebbe scaturire dall’attività delle Leghe (A1 e A2, ndr) migliorerebbe l’aspetto coreografico, la comunicazione dei media, etc con quant’altro è scritto nei progetti e dovrebbe portare ad una conseguente maggiore possibilità di trovare fonti alternative di entrate (sponsor) che oggi non esistono.

I campionati hanno sempre presentato divari di qualità: rimane quindi difficile pensare di mantenere viva l’attenzione dei media per 6/7 mesi per qualsiasi sport (calcio a parte) ed sicuramente impossibile per la pallanuoto.
La soluzione della riduzione dei costi per i rimborsi spese può quindi essere unita al problema della competitività.
La soluzione del problema dell’immagine degli impianti può essere unita a quella dei risparmi per le trasferte  e dell’allestimento dello spettacolo pallanuoto. Se saranno poche le trasferte e pochi gli impianti dove si verifica l’evento si avrà un risparmio globale ed una minore difficoltà nell’organizzazione, sperando che nel tempo si possa fare bene ovunque.
Il risparmio sui rimborsi spese si potrebbe ottenere con la formula dell’ NBA che incontrò identici problemi per aumentare la competitività tra le squadre e conseguentemente l’interesse per l’evento».

Il questi due passaggi Gabriele Pomilio sembra anticipare i tempi: nell’ultimo campionato, a parte sei partite, il campionato non ha regalato alcuna emozione. Piatto.

«Determinando una fascia di giocatori di prima scelta in base agli score di un numero adeguato di aprtite, si permette ad ogni squadra di poter tesserare solo 3 giocatori di prima scelta ( a contratto fisso, regolarizzato anche fiscalmente e legalizzato dalla FIN), tenendo presente che, se esistono giocatori residenti in una sede dove esiste un club partecipante al campionato interessato, è giusto che rimanga in quel club.
I due o tre stranieri si possono scegliere ovunque, mentre gli altri giocatori sono presi dai vivai e non fra giocatori di prima scelta.
Si ottiene così un calmiere di rimborsi spese, una competitività tra squadre ed una rivalutazione dei tecnici dei vivai. Il bilancio medio di un club potrà così oscillare fra i 600/800 milioni comprendendo anche i costi di allestimento degli eventi. (ricordiamoci che siamo nel 2000 e non era ancora entrato in vigore l’euro, ndr).
Così all’inizio tutte le dodici o sedici o dieci squadre partono con la stessa dignità: tutte possono garantire al potenziale main sponsor il titolo di A1, un progetto di immagine adeguato, sia per la prima fase che per la fase finale dei play off». (1-continua)

 

28 / 08/ 19

Potrebbero interessarti