Pro Recco – AN Brescia 7-5

Pro Recco: Tempesti, Di Fulvio 2, Alesiani, Bruni 1, Molina, Bodegas 1, Ivovic, Echenique, Figari, Filipovic 2, Aicardi 1, Gitto, Volarevic.
All. Vladimir Vujasinovic
AN Brescia: Del Lungo, Guerrato, C. Presciutti, Guidi 1, Paskovic 1, Rizzo 1, Muslim, Nora, N. Presciutti, Bertoli, Janovic 1, Vukcevic 1, Morretti.
All. Sandro Bovo
Parziali: 2-1, 3-2, 2-0, 0-2
Arbitri: Severo, Gomez
Note: usciti per limite di falli nel IV tempo Figari (C) e Muslim (B). Superiorità numeriche Recco 4/8, Brescia 5/13. Osservato un minuto di silenzio in memoria di Davide Astori, capitano della Fiorentina Calcio deceduto nella notte. Spettatori 1000 circa.


Bari -
Il primo tassello del triplette invocato da Volpi arriva puntuale. È la tredicesima Coppa Italia nella bacheca recchelina conquistata in una gara dura sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale. Il Brescia non demerita, anzi, gioca fino all’ultimo pallone anche quando il passivo avrebbe stroncato un rinoceronte.

C’è equilibrio nel primo tempo, entrambe le squadre non vogliono concedere spazi, sanno che ogni centimetro perso può essere quello fatale e si studiano in attesa del momento buono per colpire.
Che arriva ad inizio secondo parziale, il Recco si dimostra più cinico e dal minimo vantaggio passa al +3 in poco più di due minuti. Ma la gara è ancora lunga, il Brescia non molla e ripaga gli avversari con la stessa moneta, Rizzo con una rasoiata dalla distanza, poi Guidi che si toglie la soddisfazione di schiacciare in rete dai due metri dopo aver fatto gli straordinari in copertura riacciuffano la gara. Prima della sirena Di Fulvio tiene a distanza gli avversari, tanta roba soprattutto considerando che Molina, Figari e Filipovic sono già con due falli (solo Muslim dall’altro lato a rischio uscita definitiva), la loro presenza almeno nella frazione successiva sarà da centellinare. Da sottolineare la grande attenzione delle difese a uomini pari, soprattutto quella recchelina, solo 2 le reti, entrambe di marca ligure, sulle complessive al cambio campo.
Ma il golden boy della pallanuoto italiana con la calottina numero 2 vuole essere protagonista di questa finale, oltre a portarsi dietro gli avversari trova ancora la porta ad inizio frazione, poi l’assist al bacio per Bruni significa nuovo massimo vantaggio (+4) e situazione che diventa davvero pesante per la Leonessa uscita un po’ dal gioco rispetto ai primi 16 minuti. Ci vuole tutta la concentrazione e la freddezza di Del Lungo per evitare il tracollo quando respinge tiro e ribattuta a Di Fulvio per poi recuperare definitivamente la palla aiutato da Nicholas Presciutti: potrebbe essere un’ideale carica suonata dal portiere della nazionale, almeno un gol prima dell’ultima frazione sarebbe ossigeno d’alta quota, ma i suoi non riescono a scardinare la barricata eretta davanti a Tempesti.
Bovo predica calma e concentrazione ma 4 reti da recuperare nel doppio dei minuti a disposizione cominciano ad essere davvero troppi, non tanto per la loro qualità quanto per quella degli avversari che stanno trovando in quei giocatori di cui si parla meno (Alesiani su tutti) una validissima arma per difesa e ripartenza. E diventa ancora più difficile per le calottine blu quando Vujasinovic ordina ai suoi pressing alto per poi chiudersi. Gli avversari si innervosiscono ma non mollano in fase di difesa, soprattutto i più giovani, che tentano di rubare palla a più riprese per evitare lo scorrerete strategico dei secondi.
Finalmente si illumina la strada dei gol in casa Brescia, circa 14 minuti a secco poi 2 reti di Vukcevic e Paskovic tentano di riaprire la gara, c’è da dare ancora di più per la disperata rimonta tirando fuori fino all’ultimo grammo di energia, ma gli avversari fanno altrettanto in attesa della sirena che assegna ancora una volta la coppa al team di Vujasinovic.
Ed è proprio il "Sindaco di Recco" a parlare a match concluso: "Non c’è stata grossa differenza dalla partita dello scorso anno.- dichiara il coach biancoceleste -. Abbiamo disputato i primi tre tempi alla grande. Poi nell’ultimo quarto c’è stata troppa lotta, troppe espulsioni ci hanno impedito di giocare così ci siamo solo difesi. Si poteva giocare meglio o peggio ma secondo me abbiamo fatto una grande partita.  L’importante era portare la coppa a Recco e così è stato. Adesso dobbiamo pensare di aggiustare qualcosa in vista delle finali sia di campionato che di coppa".

Non riesce a gioire più di tanto il presidente ligure Felugo, «la scomparsa di Astori è un momento brutto per tutti», ricordando poi che «pur non in vasca, Sukno è comunque uno di noi anche se deciderà, come sembra, di prendere strade diverse per tentare di ritornare a giocare».
Si associa al ricordo di Astori il capitano Tempesti, «sono cose difficili da accettare, c’è sicuramente un disegno superiore che non possiamo capire, cercheremo di gioire per la vittoria ma non sarà la stessa cosa».

Il grido di allarme, però, lo lancia il capitano bresciano Christian Presciutti: «Complimenti al Recco, ma questa non è più pallanuoto, troppe mani addosso da ambo le parti, ma anche non volendo il gioco ti porta a questo ed è il male del nostro sport. Non so dove arriveremo –conclude - ma è un gioco diverso da quello che era quando ho iniziato io».

A lui si associa Eraldo Pizzo, l’emblema del Recco e della pallanuoto italiana non può non essere felice per l’ennesimo trofeo «Anche se la gara è stata un po’ troppo maschia, troppa palestra negli ultimi anni per i giocatori, si dovrebbe eliminare il tiro da 5 metri per rendere il gioco più tecnico».

E queste parole, dette da vincitori e vinti, dette da due campioni di ieri e di oggi dopo una finale, sono un macigno da eliminare al più presto dalle coscienze di chi può e deve fare qualcosa.
FINA, se ci sei, batti un colpo!



04 / 03/ 18

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