La decisione odierna del Pescara Pallanuoto è scioccante: non parteciperà al prossimo campionato di Serie A2.

Non è facile cercare di capire cosa si celi dietro questa decisione. Da una parte c’è un gruppo che due anni e mezzo fa ha presentato un project financing per “ricostruire” un impianto fortemente in crisi tecnica, dall’altra l’attuale gestione in scadenza il 31 luglio, che spera in una proroga o in un nuovo bando per cercare di mantenere la gestione delle Naiadi.
Ed è anche normale, a questo punto, il silenzio della Regione Abruzzo difronte ad una scadenza “impellente”: il pronunciarsi adesso potrebbe innescare una serie di ricorsi che, in tutte e due i casi, farebbero pagare proprio al centro sportivo un conto molto salato.
Quindi giusto attendere la naturale scadenza dell’attuale gestione.

Questa decisione lascia dubbiosi: perché deve pagare la squadra, perché devono pagare i giocatori? Forse non avrebbe dovuto presentare le proprie dimissioni il Presidente Cristiana Marinelli per protestare contro la Regione?

In merito a questa querelle si era pronunciato l’assessore regionale al bilancio Guido Liris, che aveva dichiarato al quotidiano “Il Centro”: «Abbiamo tre obiettivi per le Naiadi. Il primo è non far chiudere l’impianto neppure per un giorno. Il secondo è concedere una proroga di tre mesi all’attuale gestione per consentire ai fruitori di recuperare quanto perso durante lo stop per la pandemia. Il terzo è rivolto al futuro: in questi novanta giorni la politica potrà capire se è possibile con il project financing, oppure dare il via ad un nuovo bando per ridare all’impianto quella stabilità che lo stesso necessita avere».

Non resta altro al glorioso club biancoazzurro, di aspettare cosa accadrà nel prossimo (si spera) futuro. Anche perché il suo destino sportivo è legato a doppio filo con quello dell’impianto pescarese.






 
10 / 07/ 20