La nona edizione della Coppa Italia femminile di pallanuoto ci ha lasciato in eredità il successo del Padova impostosi in finale su un Catania piegato alla distanza, apparso affaticato e provato dai numerosi impegni ravvicinati. 
Ci ha lasciato positivamente sorpresi della crescita fatta registrare da giocatrici come Alessia Casson, Chiara Ranalli e Sara Centanni, valore aggiunto per il Plebiscito di Stefano Posterivo.
Ci ha lasciato quasi increduli (ma vaccinati) di fronte alla ridda di polemiche che hanno accompagnato il finale di gara.
Ma ci ha lasciato anche una serie di suggerimenti ed emozioni sui quali vale la pena soffermarsi.
Come nel caso dei due gol, realizzati –crediamo per la prima volta nella storia della pallanuoto italiana (d’altronde prima il regolamento non lo consentiva)–, nella fase finale di una rassegna nazionale, da un portiere propostosi in fase offensiva.
La protagonista di cotanta affermazione si chiama Caterina Banchelli, ha compiuto 19 anni lo scorso 25 settembre,  è alta 1 metro e 78, frequenta il primo anno del corso universitario di designer a Firenze ed oltre ad essere il portiere della Rari Nantes Florentia è anche il terzo portiere della Nazionale

Banchelli, a cosa si deve questa sua performance?
Diciamo subito che non è la prima volta che mi esibivo in quei panni, quelli dell’attaccante-aggiunto. Le nuove regole erano già in atto quando, con la calottina azzurra, alla finale dei Mondiali Under 18 di Belgrado, contro la Spagna, mi esibii davanti alla porta iberica. Allora ebbi un pallone a mia disposizione e non tirai. Questa volta, ad Ostia, contro il Rapallo, ho voluto provarci. E’ andata bene alla prima ed ho deciso di verificare se fossi in grado di fare il bis. L’esito è stato sorprendente.

Quindi per lei questa nuova regola è azzeccata.
Direi di sì. Lo spostamento in fase offensiva del portiere, se ben ponderato, aggiunge potenziale alla squadra e credo aumenti anche spettacolarità alla stessa pallanuoto.

Che ne dice di questa edizione della Coppa Italia?
Sono arrivate in fondo le squadre che disponevano del miglior potenziale. L’ha spuntata il Padova, ma non mi sarei stupita se a vincere fosse stato il Catania.

Quella della Rari Nantes Florentia che Coppa Italia è stata?
Abbiamo chiuso all’ottavo posto il nostro cammino, dopo due buone prestazioni e altrettante sconfitte patite ad opera dell’Orizzonte, poi finalista contro il Plebiscito e una di misura contro il Rapallo, nella finalina per il settimo posto. L’aspetto positivo credo sia la crescita sempre più evidente del gruppo che Aleksandra Cotti sta plasmando, giorno dopo giorno.

Lei, a Firenze, ha avuto allenatori come Maurizio Ceccarelli e Andrea Sellaroli. Ora c’è Aleksandra Cotti. Ha notato cambiamenti?
Ho avuto allenatori straordinariamente bravi. Aleksandra è ovviamente diversa. E’ prima di tutto una donna, è stata sino alla scorsa stagione una componente della squadra: sa e conosce tutto, sa come gestire il gruppo e sta dimostrando capacità tecniche non indifferenti. Ci mette anima e cuore ed i risultati si cominciano a vedere».

Lei è stata il portiere delle Rappresentative nazionali giovanili. Ha conquistato medaglie e raccolto riconoscimenti personali (miglior portiere del Mondiali U18 di Belgrado). Paolo Zizza che fu l’allenatore di quelle Rappresentative e che ora guida il Setterosa, l’ha voluta con sé nei recenti raduni della Nazionale maggiore e farà parte del gruppo che si raduna ad Ostia in vista della sfida con la Russia. Quali sogni nasconde nel cassetto?
Mi sto impegnando. Il mio obiettivo è quello di dare sempre il meglio. Nutro certo qualche ambizione, una in modo particolare che credo sia comune a molti che come me, praticano lo sport a certi livelli, che è quella di approdare alle prossime Olimpiadi di Tokio. Il passo non è breve, ma i sogni vanno cullati».

Nella foto di Daniele Mealli
Caterina Banchelli

08 / 12/ 19