Maurizio Felugo ha messo il classico dito sulla piaga: nel nostro campionato si fischia in un modo, in Europa in un altro. E forse si fischia anche troppo, aggiungiamo noi. Ha ancora negli occhi la partita della sua Pro ad Eger, ma ricorda bene anche quella di sabato scorso con la Sport Management: «Una differenza enorme. Solo sabato ho contato 17 controfalli. In Ungheria non me ne ricordo».

Già l'Ungheria: però c'è chi proprio in una nazione dove la pallanuoto si mastica come il pane, ha visto cose poco ortodosse.
Siamo alla Supercoppa d'Europa, in vasca Szolnok e FTC. In tribuna, fra gli altri, Roberto Petronilli, Presidente del GUG. Sanguigno come sempre, appassionato più che mai. « Ho visto una partita dove in vasca c'erano due squadre con atleti di altissimo livello, sia come palleggiatori che come tiratori - racconta-. Due arbitri al top, con carisma ed esperienza. Ma è stato un massacro. Costantemente coppie abbracciate. Quella non è la pallanuoto che dicono di volere! Tutte le commissioni internazionali (LEN e FINA) abiurano il gioco violento. Allora cosa dobbiamo fare per cambiare in meglio questo sport? Credo che occorra che qualcuno dalla stanza dei bottoni mondiale dica a gran voce cosa devono fare gli arbitri per evitare partite come questa. Gli arbitri devono applicare un regolamento che è già scritto e usare l'espulsione definitiva contro il gioco violento. Oggi le vere vittime sono gli arbitri: le commissioni tecniche dicono di essere contro il gioco aggressivo ma poi chissà perchè viene tollerato. In Italia siamo più attenti al gioco aggressivo, ma la strada non è quella di fischiare espulsioni su espulsioni. Si va fuori. Definitivo. Allora le cose potranno cambiare. Una strada difficile, complicata, ma l'unica da percorrere».

Facile dirlo, difficile farlo: la soluzione è cercare un equilibrio. per questo motivo sono stati messi in gioco i due ct della nazionali. Saranno presenti alle partite per capire come e dove intervenire.
Per Sandro Campagna non è un problema di oggi, parte da lontano:« Sono discorsi che facciamo da decenni. Il problema è uno: non si sa in che direzione va il criterio di arbitraggio. Per esempio: in campo internazionale ci sono arbitri che fischiano poco e tengono in mano la partita. Sono quei cinque, sette, più bravi: sanno gestire e il gioco, ovviamente, ne trae vantaggio. Ma ce ne sono anche altri che fischiano poco ma non tengono in mano la partita, così molto spesso il gioco diventa iper aggressivo. Il punto, comunque, è che se guidi l’auto in un certo modo e in Italia non ti multano ma all’estero ti fanno la multa, devi adeguarti. Quello che non mi piace è che ci può essere la tendenza, in Italia, a simulare o accentuare un fallo  e subito si è premiati, mentre in Europa no. Ecco: se un mio giocatore cerca questo tipo di vantaggio, non lo convoco. In conclusione il punto è capire il trend, cercare un’uniformità di valutazioni che valga dovunque, nel mondo, in Europa e in Italia»».

Domenica ci sarà l'incontro annuale con gli allenatori: saranno presenti nuovamente gli arbitri per trovare un punto d'incontro a svariati problemi.
«I problemi ci sono - sottolinea Gu Baldineti, allenatore della Sport Management -. E mi riferisco proprio alla partita con il Recco: ci sono cinque, sei situazioni che vorrei sottoporre perchè io, dopo aver guardato e riguardato le immagini, non le ho capite. Il problema in campionato si crea fra il sottoscritto e la squadra per dare determinati suggerimenti comportamentali per evitare il fallo grave. In Europa, invece, cambia tutto».

Stessa corrente di pensiero per Sandro Bovo, allenatore del Brescia:« Il campionato è solo alla terza giornata e ho notato che alcune novità, come le due mani, sono oggetto costante di attenzione. Ma quanto durerà questa fiscalità? Forse per certi versi è meglio in Europa. Ma anche qui bisogna evidenziare che in Champions si trovano sempre gli arbitri migliori. Credo che se si alzasse l'età dei direttori di gara si eviterebbe di perdere dei fischietti che ormai avevano raggiunto un ottimo equilibrio. Pensionarli a 55 anni mi sembra una cosa abbastanza anomala: gli arbitri a pallanuoto non devono correre».

Un discorso complicato, dunque, un coperchio sollevato su una pentola che bolle da tempo. Nessuna accusa, per carità, ma soltanto la ricerca di una uniformità di giudizio che probabilmente si è attuata in altri sport.
Resta comunque un problema difficile più che da affrontare, da realizzare per una serie infinita di motivazioni: in primis la differente interpretazione del regolamento, la lingua diversa da nazione a nazione, le distanze da affrontare per riunioni ed incontri.

La conclusione a questa mini inchiesta viene da Massimiliano Caputi, settorista del GUG per la pallanuoto:«C'è disparità fra gli arbitraggi internazionali ed i nostri? E' una considerazione che stiamo affrontando. E va affrontata. E' un problema di organizzazione e di qualità. Certamente non può essere una singola partita a dover essere presa d'esempio, perchè l'analisi riguarda l'andamento generale del nostro campionato piuttosto che tutte le partite che vediamo in Europa e nel mondo. Non possiamo limitarci ad un singolo episodio, seppur di altissimo livello e con grandissimi atleti: è un approfondimento che va fatto in modo più completo. Ed il motivo del confronto con i due Ct è proprio questo: trovare una maggiore uniformità fra noi ed il campo mondiale. E' un tema complesso che andrà affrontato anche in vista di possibili cambiamenti: siamo consapevoli che il nostro ruolo in passato è stato sempre quello di essere leader, mantenendo un ruolo guida versa un'uniformità di arbitraggio più globale. Allo stesso tempo è chiaro che è un'utopia pensare che il mondo si adegui all'Italia: dobbiamo capire che la pallanuoto si continua a giocare, ed il percorso di uniformità di interpretazione viaggia al suo fianco. Oggi nel mondo si parla di aumentare l'età degli arbitri: in Italia abbiamo rinnovato completamente, abbiamo un bacino di giovani che non ha nessun'altra nazione. Ed è senza dubbio più facile lavorare con loro che a mente fresca recepiscono con maggiore velocità i cambi di regolamenti. E con loro oggi noi non possiamo andare per la nostra strada senza capire cosa succede all'estero: faremmo un danno alle squadre di club ed alle nazionali che non sono abituate ad un certo tipo di arbitraggio. Quindi dovremmo fare un lavoro equilibrato e di grande cautela affinchè questo percorso sia sostenibile nel tempo che viviamo».

 

11 / 11/ 17