Sarà una battaglia. Lo sanno tutti e lo dice Sandro Campagna, ct del Settebello: «Una battaglia di lotta fisica e psicologica. Armi che abbiamo usato già in questi giorni e vedremo di tirare fuori nella gara più importante».
Che sarà quella con la Serbia, quarto di finale, dentro o fuori, domani alle 11.20 italiane. L'Italia, nell'ultima del girone contro l'Ungheria, ha replicato il copione già visto in due precedenti occasioni: partenza ad handicap, gara a inseguire, aggancio e tentativo di sorpasso nel finale. Riuscito contro gli Stati Uniti, mancato contro Grecia (6-6) e ieri con i magiari: superiorità e deviazione volante sfiorata di Bodegas a 6" dalla fine per l'esultanza della solita faccia da schiaffi (ma bravo) Viktor Nagy.

Fosse riuscito, quel tocco volante, avrebbe significato 6-5, anziché 5-5, e Montenegro nei quarti, avversario da rispettare ma meno temibile. Invece, c'è la Serbia, la solita truppa di highlander di Savic in panca e Filipovic, Pjetlovic & C. in acqua. Che hanno chiuso il girone con 6 punti e miglior differenza reti rispetto alla Croazia, ma col piazzamento (terzi del girone B, che appunto incrociano la seconda dell'A) deciso dal 14-12 dello scontro diretto perso.
L'Italia, ieri, ha mostrato difesa solida, un eccellente Nicholas Presciutti, tostissimo nel rubare palla e avviare l'azione di ribaltamento, un Del Lungo positivo (64% di percentuale parate/tiri) ma con almeno un gol di Denes Varga dalla distanza sulla coscienza. «C'è molta coesione», dice il numero 1 azzurro. «Non molliamo mai (3-5, in avvio di quarto tempo), ma ha ragione Campagna: partiamo piano e dobbiamo prendere gli schiaffi, prima di reagire», aggiunge Renzuto. Come se fosse necessario dover inseguire per liberare la testa. I numeri confermano che la difesa funziona: 6 gol subiti dalla Grecia e 5 dall'Ungheria.

«Ma in attacco dobbiamo migliorare, ci manca ancora qualcosa», dice il ct.
La Serbia appare in netta crescita, ieri ha triturato 13-6 il Montenegro. La sensazione è che sia Sandro Campagna sia Dejan Savic abbiamo mirato la preparazione per ottenere il picco di rendimento nella settimana decisiva, a costo di prendere qualche rischio nel girone. La Serbia è la squadra più vecchia del torneo: 31,3 anni di età media; l'Italia non è giovane, 30,1, ma se si esclude dal calcolo il secondo portiere Nicosia, sempre in tribuna tranne che nell'esordio contro il Sudafrica, il dato statistico sale a 30,6. Per molti sarà l'ultima occasione di cullare un sogno olimpico: Figlioli ha 37 anni, Aicardi 35, Bodagas 34, Figari 33. Parigi è lontana tre anni.
Dall'altra parte, stesse problematiche. La Serbia si esalta nella lotta, ma non è più inattaccabile. Sarà una sfida fra vecchi draghi con i cinque cerchi nelle pupille: campioni olimpici di Rio contro gli azzurri campioni mondiali di Gwuangju. Per chi passa, ci sarà quasi certamente la Spagna, ma chi ci pensa? Bisogna continuare a mordere dietro, trovando intese più lucide e qualche invenzione (Di Fulvio) davanti. Non è facile, ma si sapeva.
Gli altri quarti di domani: ore 7 Stati Uniti-Spagna, 8.30 Grecia-Montenegro, 12.50 Ungheria-Croazia. (1-da Il Secolo XIX)


 

03 / 08/ 21