Sandro Campagna, cosa fa il ct di una squadra da medaglia olimpica in tempi di coronavirus?
Mi alzo alle 8 del mattino, doccia e colazione e spalanco le finestre, importante di questi tempi che si sta chiusi in casa. Quando le richiudo, uso olii essenziali per gli ambienti. E’ un consiglio non certo medico ma di buonsenso: serve a fluidificare l’aria. Ogni due giorni faccio la spesa e la porto ai miei due figli che in questo periodo sono soli perché la mamma è a Siracusa, vicina al padre. Torno a casa, faccio quattro piani di scale a piedi perché tutto serve e inizia il lavoro vero. Ho un planning preciso, ora per ora: serve a tenere la mente impegnata dandosi un metodo.

Sveliamo il planning…
Di mattina studio inglese, poi mi sento con i collaboratori; dopo pranzo, leggo libri di materie scientifiche, vedo il video di qualche partita, parlo con i giocatori via Skype o Whatsapp, ci confrontiamo sulla preparazione che fanno in casa con i pesi e gli attrezzi: per qualcuno fare palestra è l’occasione per un allenamento muscolare mirato. E tre giorni alla settimana ci alleniamo tutti insieme.

Prego?
In collegamento su Youtube, corpo libero, lunedì, mercoledì e venerdì alle 17. Il preparatore atletico Alessandro Amato, loro, io e altri duemila, che mi ringraziano da tutta Italia perché possono allenarsi con il Settebello. E’ una motivazione in più per noi e per tutto l’ambiente.

Allarghiamo il concetto: mai pensato che, così, in emergenza, senza piscine disponibili e senza allenamenti veri, sia il caso di arrendersi?
Mai. Se staccassi io, darei un messaggio negativo a tutta la squadra. Tu allenatore devi dare l’esempio. L’obiettivo nostro, fino a prova – o a una decisione – contraria è sempre l’Olimpiade di Tokyo. Il focus attenzionale è lì, sarebbe un errore madornale fare un passo indietro. Del resto, questa è una squadra abituata a tirare fuori ogni energia nella difficoltà. Ricordate Rio? L’operazione alla retina di Tempesti due mesi prima, i guai di Aicardi in preparazione e il naso fratturato dopo pochi secondi della prima partita, quello a Bodegas nei quarti. Eppure abbiamo conquistato un bronzo che è una delle medaglie più belle della storia della nazionale italiana di pallanuoto. Nella sofferenza, nell’incertezza e nell’emergenza può venire la spinta per dare qualcosa di più.

Ma lei crede che i Giochi si disputeranno regolarmente?
Io mi aspetto un pronunciamento dell’Oms, diranno i medici qual è la cosa giusta da fare. Loro possono esprimersi con un fondamento scientifico, noi no. Capisco il Cio: in ballo ci sono interessi miliardari, multimiliardari, quindi la posta in palio è molto elevata. Ma tutto va fatto nell’interesse dell’atleta e della possibilità che tutto si svolga in estrema sicurezza.

Il lavoro “day-to- day” continua, è scritto nel comunicato del Cio. Il giorno per giorno le sembra un buon metodo?
Se il calcio pensa di riaprire il 3 maggio, vuol dire che ritiene si possano riunire gli atleti per quella data. Verosimilmente, io credo che la prima dead line, in prospettiva olimpica, possa essere a fine aprile.

Le vostre avversarie di alto livello si stanno allenando?
«So che ieri la Croazia si è fermata, l’Ungheria pure, non conosco la situazione in dettaglio di tutte le altre squadre. Altri atleti azzurri nostri vicini di corsia e di manifestazioni hanno più fortuna di noi: Federica Pellegrini si sta allenando al Centro federale di Verona, Detti e Paltrinieri a Ostia. Sarebbe importante anche per noi poter lavorare nell’acqua, che è il nostro elemento, non giocando perché il nostro è sport di contatti e lotta ma almeno nuotando, ma oggi non siamo in condizione di farlo. Comunque, io non so se a Los Angeles o Barcellona i nostri antagonisti olimpici stiano nuotando. So che tutti hanno difficoltà e, comunque, se le Olimpiadi si faranno, non mi sentirete mai un giorno dire che altri hanno avuto più possibilità di noi di allenarsi.

Campagna, cosa bisogna fare ora?
Credo ci sia una priorità per lo sport italiano: i 208 atleti di ogni sport già qualificati devono potersi allenare. Loro, e quelli che ancora devono giocarsila qualificazione. Saranno trecento poco più. Non sto dicendo porte aperte e liberi tutti. E’ un numero ristretto, ma questi atleti – in attesa di una decisione definitiva sulla disputa regolare o noi dei Giochi – devono avere la possibilità di allenarsi. E’ una richiesta che deve partire ed essere posta all’attenzione del ministro Spadafora.

Il calcio ha continuato a giocare e c’è stata diffusione del virus: dove si è sbagliato?
Se le maglie sono troppo larghe, qualcosa sfugge. E’ dall’alto che serviva, e serve, chiarezza.

Fosse in Sarri e dovesse scegliere fra Champions e conclusione del campionato…?
Credo che il rinvio degli Europei vada interpretato come la volontà, in tutti i Paesi, di salvare la stagione dei club, nazionale e internazionale.

Che ne pensa dei runners e che consigli dà ai suoi figli?
Sinceramente, quando esco per fare la spesa, non vedo assembramenti sul Lungotevere. Ai miei ragazzi ho detto di stare in casa: Ginevra ha iniziato a lavorare il 9 marzo ed è passata subito in smartworking, Brando studia per l’università in streaming. E poi anche loro si allenano col Settebello. (1-da Il Secolo XIX)

20 / 03/ 20