Una delusione cocente. Il flop del Settebello partito per l'Olimpiade di Tokyo con la dichiarata intenzione di arrivare in finale non per partecipare, ma per provare a vincere l'oro.
Invece la Nazionale di pallanuoto, campione mondiale in carica e ricca di medaglie olimpiche, si è impantanata fin da subito senza riuscire a trovare le energie, la lucidità, la condizione individuale e il gioco collettivo, perfino la forza morale per giocare il torneo da protagonista. Serve una postilla, sotto la voce "nonostante tutto". Nonostante tutto questo, l'Italia ha sfiorato il primo posto nel girone cui sarebbe potuta arrivare con un pizzico di fortuna in più, anche se magari non meritando in pieno: il sorpasso possibile a Grecia o Ungheria nei finali di partita, il primo posto nel girone e un'altra storia da raccontare.

Detto questo, il Settebello non ha mai preso in mano il suo destino. Qualcuno ricorda Rio 2016? Il naso fratturato di Aicardi, poi diventato Cavaliere Mascherato, dopo appena 17" contro la Spagna? La partita riacchiappata di volontà, il cammino a superare ostacoli e difficoltà, il bronzo finale. Stavolta gli errori non sono mancati, già dalla scelta degli uomini. Facile dirlo col senno di poi, peraltro. Recchesi e bresciani sono arrivati alla fase di preparazione olimpica logorati dalle durissime finali scudetto e dalla Final 8 di Champions, che ha visto i lombardi protagonisti e la Pro Recco trionfare.
Campagna, alla vigilia, ci ha spiegato: «Ho scelto più sulla base degli equilibri di squadra che sulla condizione dei singoli». Sperava di trovarlo per strada il carburante, ma non c'è mai stata la scintilla per accenderlo. E la preparazione, con le premesse difficili di cui abbiamo detto, non gli ha mai consegnato una squadra al top. Il ct Campagna vittima della sindrome di Bearzot post Mundial dell'82 o di Lippi nel 2010? Probabilmente sì.

La sua posizione, dall'alto di un curriculum indiscutibile e un carico di risultati di altissimo livello non è assolutamente in discussione. Ma il compito che lo aspetta è non facile, gravoso e di prospettiva ampia.
«Un'Olimpiade così fa male. C'è grande delusione. Ma può essere il trampolino di lancio per una rinascita immediata», dice il ct.C'è da costruire una squadra competitiva per Parigi 2024, fra tre anni, gettando già le basi per Los Angeles 2028. Si riparte dall'uscita di scena di molti senatori: Figlioli, 37 anni, Aicardi 35, Figari 33, innanzi tutto. Il nodo fondamentale sarà trovare adeguati sostituti per coprire i ruoli chiave: anche Bodegas non è un ragazzino (34) e potrebbe accettare la corte del Marsiglia e giocare i Giochi di Parigi da francese.
Nel ruolo, rodato, c'è solo Bruni e un pensierino si potrebbe fare alla (eventuale? possibile?) naturalizzazione del canadese Constantin Bicari, da quest'anno al Brescia. Fra i pali, il neo acquisto recchese Del Lungo ha l'età, i margini e la classe per tornare a essere fra i top 5 del mondo, anche se la presenza di Tempesti alle spalle gli sarebbe stata probabilmente più utile che non il ragazzino Nicosia in gita d'esperienza.

Altri candidati: De Michelis, Massaro e soprattutto il diciannovenne del Savona Da Rold. Campagna lo ha detto e lo farà, ripartirà dalle forze fresche rimaste in corsa fino agli ultimi giorni di raduno: Fondelli, Alesiani, Bruni e Damonte e l'infortunato Di Somma. E guarderà con molta attenzione ai Mondiali Under 20 in programma tra fine agosto e inizio settembre, con un gruppo di millennials molto interessanti affidati al tecnico del Savona Alberto Angelini, bravissimo con i giovani e non solo.
Il 2022, in questo scenario, assume un'importanza fondamentale, con (Covid permettendo) Mondiali a maggio ed Europei a settembre. Si lavora per Tokyo ma è chiaro che ci si aspetta anche un riscatto immediato al malinconico settimo posto di Tokyo. Le gerarchie internazionali sono in movimento, salvo l'intaccabile dominio della Serbia, che però ora rinnoverà radicalmente la squadra. La Grecia è sull'Olimpo, l'Ungheria è tornata grande, la Spagna si conferma tra le migliori, l'Italia vuole risalire in fretta.(1-da Il Secolo XIX)


 

11 / 08/ 21