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Schietto e mai domo, dal 2008 sulla panchina azzurra, Sandro Campagna è pronto all’ennesima sfida con il suo Settebello. Di sfide ne ha vinte tante, in vasca e fuori, grazie alla sua tenacia, anche contro la sfortuna. Basti pensare all’improvvisa assenza di ben tre pedine fondamentali all’ultimo Mondiale.

Lunedì il debutto a Barcellona contro la Germania. Cosa perde la Nazionale con la mancanza di Aicardi, sia tecnicamente che come gruppo?
Non ho mai parlato delle assenze dei singoli, nè prima nè dopo, nè quando abbiamo vinto, nè quando abbiamo perso. Non è mia abitudine piangermi addosso. Durante le ultime Olimpiadi avevamo perso Bodegas che si era rotto un dito, o lo stesso Aicardi che si era rotto il naso, ma mai li ho “usati” come alibi. Lo scorso anno ai mondiali? Tre défaillance importantissime. Ma non mi sono mai lamentato. Anzi, quando ti viene a mancare qualcuno ritengo sia un’opportunità per provare qualcosa di diverso, o di pensare a qualcun altro. Quindi prendiamo il lato positivo di questi incidenti di percorso: negli ultimi due anni (i primi due del quadriennio, ndr) ho provato tanti giocatori anche per avere un quadro della situazione più ampio, e se da una parte perdi qualcosa in termini di coesione, di amalgama, dall’altra hai l’opportunità di vedere un maggior numero di atleti per poterli valutare meglio in prospettiva olimpica. Non dimentichiamoci che il nostro obiettivo è di arrivare a Tokyo per giocarci una medaglia pregiata, e dunque ben vengano queste problematiche. La speranza, alla fine, è di riuscire anche questa volta a proporre qualche cosa di diverso, sperando che funzioni, e non nascondo la mia curiosità per vedere la squadra all’opera in questa nuova situazione.

Come giudica la preparazione delle altre squadre in prospettiva Tokyo 2020?
Grecia, Montenegro e Spagna rispetto lo scorso anno direi che sono un gradino più avanti. Serbia, Croazia e Ungheria sono sempre forti. Poi ci siamo noi. Quindi tra queste sette squadre vedo grande equilibrio ed una forbice che si è ristretta rispetto al passato. Non stupiamoci, allora, se nei prossimi due anni vedremo podi diversi.

La Serbia sembra essere in parabola discendente
No, aspettiamo a dirlo. Sono grandi campioni e dopo un anno che non è andato bene avranno la fame e la voglia di rifarsi. Sanno come vincere, come giocare le partite importanti. Aspetterei nel pensare ad una Serbia in parabola discendente.

Bene al torneo di Cosenza, intensi allenamenti: quale è la temperatura del Settebello a quattro giorni dal fischio d’inizio dell’Europeo?
Al Torneo di Cosenza non abbiamo incontrato squadre proibitive. Ci è servito per provare qualcosa di diverso. Qualche volta è andata bene, qualche altra meno. Mi aspetto dei miglioramenti sul piano del gioco. Il morale è buono, la consapevolezza di essere un’ottima squadra anche. Viaggiamo con la voglia di fare un buon risultato, ma anche a fari spenti, magari presentandoci con un solo centroboa le altre squadre ci snobberanno un po’.

Come mai non è andata in porto l’operazione Pro Recco?
Non c’è mai stata un’operazione Pro Recco.

Secondo lei cosa potrebbe portare Ratko Rudic al campionato italiano?
Aveva deciso di prendersi una meritata pausa dopo una carriera splendida, la chiamata di Maurizio Felugo lo ha stuzzicato sull’orgoglio, sul piacere della sfida: il fatto che il Recco da tre anni non vince la Champions non gli sembrava vero. Sarà ipermotivato, come un cane che vede un osso, pronto a sbranarlo per ottenere questo obiettivo. Penso che sia un bellissimo matrimonio. Poi il campionato italiano ha bisogno di ottimi allenatori e giocatori. Avere qui il miglior allenatore al mondo, non può che arricchire il nostro bagaglio culturale, il confronto. Sono strafelice di confrontarmi con lui, lui da allenatore di club io della nazionale. So come ragiona e lui sa come ragiono. Ci troveremo senza dubbio d’accordo, così come mi trovo oggi d’accordo con tutti i colleghi che hanno giocatori d’interesse nazionale.

Il dualismo Bijac - Tempesti: la competizione sarà utile a Stefano anche in prospettiva azzurra?
La competizione in casa sarà uno stimolo per dimostrare che non è a fine carriera, ma fino all’ultimo giorno in cui indosserà la calottina della Pro Recco o se un giorno rindosserà quella della nazionale, deve dimostrare che è il protagonista assoluto. Solo così può pensare di essere al top a quarant’anni. Lui può giocare fino a 50, pensando di fare due tempi in certe partite, però se vuole essere il numero uno deve avere una competitività interna.

Cosa teme di più di questi europei?
Nulla, sono curioso, perché potrebbe essere l’ultima competizione internazionale con queste regole. Poi chissà, si giocherà in maniera diversa, si giocherà in undici, cosa molto pericolosa. Con questo europeo credo che finisca un ciclo per la nostra pallanuoto.

 

12 / 07/ 18

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