Serbia bestia nera degli azzurri. Nella finalina per il quinto posto, la formazione di Dejan Savic (nelle due foto che spinge Campagna dopo la gara) ha la meglio dopo una gara dai due volti. «Certo è stata una bella partita – commenta Sandro Campagna ai microfoni della Rai – mi aspettavo una Serbia determinata a vincerla. Noi siamo stati bravi per due tempi, mettendoli in difficoltà. Poi abbiamo avuto un cedimento sul piano fisico, anche perché il loro pressing è diventato molto pesante, spingendoci lontano dalla porta e quindi obbligandoci a tirare da lontano. E poi mettiamoci anche un arbitraggio incomprensibile che non ha capito il nostro gioco. Non accampo scuse, ma sono contento per quello che ho visto. Non abbiamo incontrato la Serbia in Corea e dovevamo giocare questa partita».

Il Ct è convinto che i suoi ragazzi abiano notevoli margini di miglioramento: «Chiaramente il nostro livello di gioco può e deve essere migliore di quello visto a questi Europei e in questa partita. Ci sono le condizioni per crescere ancora, nel corso della stagione. Sopratutto questa estate quando saremo in raduno per un paio di mesi. In queste partite dove non hai il podio in palio, energie ed emozioni non sono straordinarie. Quindi quello che serve è la “testa”. Un aspetto in cui dobbiamo crescere. Certe reti erano evitabili se si fosse giocato con una aggressività più mentale che fisica. Per intensità e forza fisica la partita di oggi vale quanto diciotto partite del campionato italiano. Quindi sono contento che i miei l’abbiano giocata alla pari e chiaramente sono dispiaciuto per la sconfitta».

Vincenzo Dolce come sempre è stato fra i protagonisti del match. Partita stregata dalle due facce? «E’ stata una gara di altissimo livello, molto forte fisicamente Il nostro errore è stato di fermarci in avanti nel terzo tempo. Il Ct ci aveva avvisato che sarebbe stata una partita fisica, e con loro paradossalmente se non ti muovi in attacco fatichi di più: con loro bisogna nuotare molto  perché solo con ill nuoto si riesce a sviare il loro pressing e la loro forza. Peccato perché fino all’ultimo abbiamo cercato di pareggiarla. Abbiamo fame, voglia di riscatto. Il vero Settebello non è questo visto a Budapest».

 

 

26 / 01/ 20