Un’immersione non solo nella Santa Waterpolo, ma anche nella Magna Grecia della storia e della tavola, ecco l’occasione che ci offre Ortigia-Triste.

A Siracusa sotto le antiche volte del ristorante “Don Camillo” incontriamo una cucina di mare moderna: crema di mandorle di Noto con gamberi in crosta nera, spaghetti alle sirene con gamberi e ricci.

Eccezionale la vista dalla “Terrazza sul Mare” (nomen, amen) del Grand Hotel Ortigia con una cucina che ricerca nuove sensazioni e accostamenti non usuali da prodotti freschi: frittatina di cipolla dolce con tartare di ricciola, caviale di fragoline di bosco e aria di nocciole; pappardelle nere con sugo marinaro dello Ionio.

A “Porto Marina” in un antico palazzo del 1400, Salvo di Mauro propone piatti con sapori chiari ed equilibrati: gamberetti di nassa marinati con emulsione di pomodorino ciliegino e semi di papavero, tartara di tonno alla mediterranea.

Per chi ha tempo di fare una trentina di chilometri, al termine del viaggio c’è lo splendore barocco di Noto ad attenderlo, con le creazioni del grande mastro pasticcere Corrado Assenza al “Caffè Sicilia”, dove scoprirete una nuova concezione del termine “dolce”.

E a questo punto, con un ultimo sforzo spingiamoci a Ragusa, meravigliosa e stordente, abbarbicata su emozioni e ricordi, impossibile non riconoscere i luoghi di Montalbano. Qui c’è uno dei grandi ristoranti d’Italia, il “Duomo” di Ciccio Sultano. Ciccio ha anche inventato i “Banchi” un “gastro-bistrot” come si dice oggi, cioè un locale dove si acquista (dal pane, ai panini al panettone passando per le acciughe) e si mangia (raviolo al nero di seppia).

Basta. Questo è un territorio ricchissimo. Ma a Ortigia torneremo, grazie alla Santa.

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Ci permettiamo di aggiungere un pensiero in questo meraviglioso viaggio che ci ha descritto Roberto Perrone: pochi giorni orsono ci ha lasciato un grande uomo di Siracusa. Enzo Maiorca, il nostro pensiero va a te.

Roberto Perrone è su http://www.perrisbite.it/

18 / 11/ 16