L’ultima volta eravamo stati nel Ponente ligure, invece questa volta ci fermiamo a Genova per il derby Quinto-Savona.
Città difficile da sempre, come la gente che c’è qua, “selvatica”, direbbe Paolo Conte. Refrattaria alle novità, specialmente in campo enogastronomico.
Per cui le novità stentano, sebbene si manifestino, talvolta, come al Marin, all’interno di Eataly, al Porto Antico: vale per la vista e per alcuni classici rivisitati (in questo caso con le tecniche di fermentazione della cucina coreana) come il Cappon Magro 2.0. Usciti di qui, nelle viuzze dell’antico angiporto ecco Sà Pesta che mi ricorda la mia giovinezza di universitario.
Da allora è cambiato tutto e i vecchi, grezzi tavoloni di legno non ci sono più. Però c’è ancora la cucina classica, il pesto, la farinata, le torte salate, lo stocche accomodou.
Adoro anche l’Ippogrifo per la sua cucina essenziale, curata. Sà Pesta da universitario senza (o quasi) portafoglio, all’Ippogrifo da giornalista sportivo, spesso con qualche dirigente delle due squadre genovesi.
Termino con uno dei miei posti del cuore, l’Enoteca, con cucina, Sola. Anche qua classici (cima alla genovese, acciughe ripiene) ma anche salumi e formaggi di pregio, immersi in una grande cantina da cui estrarre qualche etichetta in grado di riscaldare nei giorni in cui la tramontana soffia nella valle del Bisagno.
Ma anche quando non soffia.

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13 / 12/ 16