La possibilità di un campionato dai due regolamenti, o, forse peggio, un campionato giocato “a vecchio” in contemporanea alle coppe europee giocate con le nuove regole spaventa tutti, pubblico, squadre, addetti ai lavori.
Già da più parti si è alzato il grido di protesta, le squadre croate, così come le italiane impegnate in Champions, non ci stanno a questa rivoluzione in corso d’anno dettata da chissà quale progetto sconosciuto ai più.
Sandro Bovo, tecnico del Brescia, manifesta il suo disappunto con la sua solita schiettezza.

Il rischio di trovare sotto l’albero di Natale questa sorpresa c’è…
Sinceramente vedo troppo difficile da applicare questa rivoluzione. Già a partire dagli impianti, proseguendo poi con le squadre e gli arbitri. Forse le squadre sarebbero il problema minore, i giocatori si adattano facilmente e in breve tempo, sono professionisti che si allenano tutti i giorni. Ma il problema impianti, con le corsie, tabelloni e segnalatori di distanze, c’è, così come degli arbitri che non sono professionisti, avrebbero maggiori difficoltà nel mettere in pratica il nuovo regolamento senza un’adeguata preparazione.

Lei crede quindi che ci si trovi davanti ad una rivoluzione troppo grande per essere gestita in una pausa natalizia?
La logica così come il buon senso dicono che i cambiamenti, quali che siano, si applicano ad inizio stagione, è assurdo pensare di cambiare in corsa. Addirittura si parla anche di giocare il campionato in un modo e le coppe in un altro, da folli. Ma non sono solo io a dirlo, in questi giorni ho parlato con colleghi in Ungheria, anche lì la pensano allo stesso modo, ci sarebbero troppe complicazioni strutturali oltre che di adattamento di squadre e fischietti.

Ma perché tutto questo secondo lei? Perché la FINA sta gestendo in questo modo la situazione?
Non ne ho idea. Trovo solamente assurdo che ci sia questa ipotesi anche remota in ballo. Ripeto, la cosa più logica è aspettare la fine delle competizioni per emanare il nuovo regolamento e partire la prossima stagione, si chiude un capitolo e se ne apre un altro.

A prescindere dal quando, crede che le nuove regole possano dare qualcosa di più alla pallanuoto in questo momento storico? A lei piacciono?
Francamente non lo so, ho visto così poco delle sperimentazioni che non posso esprimere un giudizio, si dicono tante cose ma non ho ancora una mia idea. Il punto in ogni caso non è questo, almeno in Italia.

In che senso?
Se manca lo spettacolo non è un problema di regole ma di pathos: da quando esiste lo strapotere di una squadra il livello si è abbassato sempre più, nonostante ce ne siano altre che provano ogni anno ad essere all’altezza ma con risorse finanziarie minori. Ed è proprio la competizione che il pubblico cerca, per potersi entusiasmare sugli spalti servono partite dal risultato incerto, combattute. Un campionato dall’esito già scritto perde terribilmente di interesse, c’è poco da girarci attorno.

29 / 11/ 18