Oggi pomeriggio Santa Margherita Ligure è stata tappa dello "Startup contest" itinerante organizzato dall'associazione Tigullio Crea Impresa. Oltre ai soliti, immancabili, politici, la platea era composta da molti nomi dell'eccellenza imprenditoriale locale, ma non solo. Infatti a fianco di Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Liguria, c'era Marco Bonometti, suo omologo in Lombardia e ... patron dell'AN Brescia.
Significativo l'intervento del Dott. Bonometti, che ha ricordato i suoi trascorsi di nuotatore e giovane imprenditore, allorchè poco più che ventenne, ha dovuto sedersi al timone dell'azienda di famiglia, le Officine Meccaniche Rezzatesi. Impossibile, quindi, lasciarsi sfuggire l'occasione per parlare di pallanuoto con colui che ormai da anni sostiene uno dei club più importanti d'Italia.

Il nostro sport è decisamente in crisi. Come si potrebbe risollevare?
E' uno dei punti su cui noi quotidianamente ci battiamo. Vorremmo che torni ad essere sano, puro, dove la competizione sia al primo posto. Però tutti dobbiamo fare uno sforzo, non basta solo dirlo. Dobbiamo essere noi stessi a cambiare per far si che diventi veramente bello, non solo internazionale.

Secondo lei la pallanuoto cosa può raccogliere?
Il suo fascino deve abbracciare i giovani. Ha un ruolo sociale non indifferente. Coinvolgiamo tanti ragazzi per strapparli a quelle strade tortuose che oggi minano il loro futuro. Portiamoli a giocare a pallanuoto. Il risultato sarebbe duplice: crescere sani e puliti, ma avere anche più partecipazione, quindi un grosso bacino di utenza che permetterebbe di avere squadre con giocatori sempre più forti.

Brescia, Recco, Sport Management, il gotha in Italia, potrebbero fare da carro trainante per questo rilancio?
Certamente, però bisogna partire da un presupposto chiaro e preciso: lo sport deve essere "pulito", regole chiare, rispettate da tutti. Noi stiamo andando proprio un questa direzione: vogliamo una squadra che possa essere ideale, che sia un punto di riferimento, anche invidiata, gestita in maniera professionistica, con le adeguate competenze, per fare lo sport pulito. I giocatori quando vengono a Brescia, vengono alla miei condizioni. Un esempio? Quando abbiamo preso il nostro allenatore, è stato fatto un contratto decennale, per puntare sui giovani, proprio con quest'ottica. Chiaro che, soprattutto nello sport, ci vuole etica e morale.

Proprio il nostro sito ha auspicato un tavolo con i tre grandi club e la FIN per cercare di focalizzare i problemi. Lei è d'accordo?
In tutta sincerità di questi tavoli ne ho sentito parlare in varie occasioni. Ma noi non dobbiamo fare come i politici, parlare senza fare. Al presidente della FIN ho detto più di una volta che c'è la necessità di cambiare, anche la classe arbitrale deve crescere. Dobbiamo mettere in condizione le società di valere per quello che giocano. Purtroppo nel nostro paese la condizione arbitrale è troppo esclusiva, l'arbitro decide la partita, abbiamo degli episodi in cui a trenta secondi dalla fine poteva cambiare il risultato. Non voglio accusarli nè dare loro delle colpe. Dico solo che c'è bisogno di cambiamento, di crescita, ogni giorno c'è da imparare, non si finisce mai. Ecco perchè con la Federazione stiamo insistendo. Però sembra che li .. si voglia cambiare tutto senza cambiare niente. 

Terminata la nostra chiacchierata, inevitabile l’incontro con Maurizio Felugo, presidente della Pro Recco, presente al convegno. Stretta di mano, poi lungo colloquio in privato.
Se son rose…

 

13 / 04/ 18

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