Michael Alexandre Bodegas, 32 anni, nato a La Seyne-sur-Mer (Francia), naturalizzato italiano, oggi a Barcellona.
«Gioco nel Barceloneta a essere precisi, niente a che vedere con il Barcellona: la nostra società ha rifiutato di andare a braccetto con loro per non perdere la sua identità».
Centroboa del Settebello campione del mondo e bronzo olimpico, 1 e 92 di altezza, un centinaio di chili di peso, una bella testa. Quando volete parlare di Europa bussate sulla sua spalla, risponderà in tutte le lingue del mondo. «Sono cresciuto in Francia, la mia carriera sportiva è esplosa in Italia (tra Brescia e Recco oltre alla Nazionale, ndr), da un anno ho abbracciato la Spagna. Fidatevi: siamo tutti uguali e dai momenti difficili si esce solo insieme».

Così uguali che oggi tutto il mondo ha lo stesso problema, il coronavirus.
Più uniti di così... Ci vuole tempo e pazienza.

Però l'Europa, quella economica epolitica, litiga.
La gente non capisce, stanno chiedendo sacrifici grandi, con ricadute enormi. I leader di tutd paesi non possono non trovare in fretta una strada comune.

Oggi la Spagna è il centro della pandemia.
Sapevo che sarebbe arrivata: sono in contatto continuo con l'Italia, con i compagni della Nazionale. Mi avevano avvisato che non era uno scherzo. Da tempo io e la mia famiglia siamo in casa, anche prima degli altri qui in Spagna.

La clausura è...
Difficile per tutti, per alcuni di più. Non posso non pensare a chi è solo in casa, oppure ha bisogno di aiuto. lo e la mia famiglia stiamo bene ma siamo fortunati. Ne sto approfittando anche per studiare: psicologia dello sport, le dinamiche del gruppo, soprattutto durante un grande evento, mi piacciono, ci sto lavorando. E importante provare a non lasciarsi travolgere dagli eventi, anche se siamo di fronte a qualcosa di mai visto prima.

E come si fa?
Sto cercando di rispettare le quattro cose che già da settembre erano al centro delle mie giornate di atleta, sottoposto a uno stress cronico: mangiare sano, allenarsi con criterio, pensare positivo e dormire bene.

E' possibile anche chiusi tra quattro mura e senza un obiettivo sportivo?
L’obiettivo c'è: Tokyo 2021. E' lontano ma c'è e ci tiene uniti. Io sto adattando i miei principi alla situazione: niente allenamenti esagerati, ad esempio, ma microsedute un paio di volte al giorno. Studiare mi permette di tenere la mente allenata.

Al resto pensa il piccolo Mathis Marc, due anni, che si sveglia e reclama il papà.
Io non so che mondo lasceremo ai nostri figli, spero migliore di questo e mi sto impegnando perché sia così».

La prima cosa da fare?
Stare vicino ai nostri cari, tutto nasce in famiglia. Portare all'esterno quanto di buono costruiamo in casa e condividerlo, questa è la strada.  (1- dal Corriere dello Sport)

04 / 04/ 20