«La musica è l’unica cosa che mi procura le stesse emozioni della pallanuoto»,
spiega Michael Bodegas, trentunenne centroboa con la tendenza a un’interpretazione globale della figura di giocatore: allargare le prospettive, saper eseguire più spartiti.
La sua stagione è appena cominciata: due settimane fa la prima in campionato, sabato ha giocato (e segnato) contro la Florentia, da oggi è a disposizione del ct azzurro Campagna nel collegiale di Sori. «All’inizio ero fermo. Colpa di due ernie cervicali, conseguenza del ruolo».
Traumi inevitabili quando, ai due metri, la lotta uno contro uno è sul filo dei 200,qualche volta 230 o 240 chili.«Mi sono mancate le emozioni dello spogliatoio, le attese della vigilia,il pubblico.E’ stato doloroso. E ho perso Brescia, Ferencvaros, Steaua, le partite che ti fanno crescere. Riparto,intanto ho portato avanti altri progetti».
Ha chiuso un contratto, anzi un doppio contratto. Nuovo club? Macché, la Sony, per due rapper della sua scuderia.
«Si chiamano Prince Waly e Tengo John».
Fate una ricerca su Youtube, niente male i ragazzi. Ma, a questo punto, serve una spiegazione.
«Quando stavo a Marsiglia, avevo un locale, un atelier – il Bel Air –.facevamo musica ed esponevano giovani artisti. Anch’io me la cavavo.
Più con la musica che con l’arte: elettronica, poi ho imparato anche a suonare la batteria, il basso. Ma quando mi hanno cercato dall’Italia mi sono detto: nella pallanuoto voglio provare ad arrivare fino in fondo, cioè in cima. Non posso fare due cose male, meglio concentrarsi su una».
La nazionale francese, il Brescia, la naturalizzazione, il Settebello, le vittorie con la Pro Recco. «Ho continuato a seguire da lontano, a Parigi ho dei collaboratori, un manager e un direttore artistico».
Poliedrico, Mike. Come deve saper essere, all’occorrenza,un pallanuotista.
«Ci hanno contattato delle aziende, anche marchi importanti come Adidas, GoPro. Ci chiedevano artisti della scena urbana. Noi lavoravano per trovare i personaggi giusti, individuare le colonne sonore».
Poi un salto di qualità e nell’ultimo mese e mezzo, con più tempo libero – tanta fisioterapia ma partite vietate – Mike ha seguito di nuovo in prima persona.
Cosa? «Marketing, social media, stampa, scelte musicali».
Ed  ecco i contratti con la Sony, prima di rituffarsi anima e corpo sulla pallanuoto. Che, però, in fondo tanto lontana dall’altro universo non è.
«Musica e pallanuoto hanno il ritmo in comune, devi sentirlo, sfruttarlo,spezzarlo.E poi una squadra è come un’orchestra ».
E Rudic? Ci pensa un attimo:«Mi viene in mente il parallelo con Quincy Jones».
Mica uno qualunque: direttore d’orchestra, produttore, compositore, strumentista e arrangiatore. Che è come curare i dettagli in una finale.
Un altro che ama la musica, nel Recco? «Nico. Niccolò Figari.Non a caso in ritiro dormiamo in stanza assieme, lui ha una grande cultura rock, che io non ho».
I riferimenti di Mike sono alla musica nera. La sua hit parade?«Michael Jackson sopra tutti,poi Stevie Wonder e al terzo postometto Drake». Rapper (e autore, attore, produttore) canadese.
C’è da scommettere che ci sarà molta musica nel suo futuro.
«Non so dove vivrò, dopo. Se in Italia,inSpagna(terra d’origine della sua compagna Clio Maria) o in Francia. So che manterrò quasi certamente qualche business con la Francia.Ma ora ho in testa, di nuovo, solo la pallanuoto. Le settimane scorse sono state dolorose. Tornavo a casa e mi ridava il sorriso Mathis, che ha 10 mesi e cambia ogni giorno. Ma è stata dura non avere addosso l’odore del cloro.
Traguardi? «Sono venuto a Recco tre anni fa e la Champions ci èsempre scivolata fra le dita. Quest’anno vogliamo coppa Italia, scudetto ed Europa».
E in azzurro? «Ci sono due tappe nel giro di 18 mesi, Mondiali e Olimpiade. Il massimo,vogliamo il massimo».
Provate a scandirlo a ritmo di rap.(-1-da Il Secolo XIX)

11 / 12/ 18