E' stato uno dei pochi al mondo a vincere consecutivamente tre ori olimpici (Sydney 2000, Atene 2004, Pechino 2008): Tibor Benedek, oggi Ct dell'Ungheria, è alle prese con un obbligato ricambio generazionale, dopo l'infausto quinto posto rimediato a Rio. E dire che il suo debutto sulla panchina magiara è stato tinto dall'oro ai Mondiali di Barcelona del 2013. «Bisogna sempre guardare avanti», ci confida al telefono tra una forchettata e l'altra dalla sua trattoria di Budapest. «Oggi credo che se la pallanuoto vuole cambiare deve affrontare due problemi: la lotta fra difensore e centroboa, ed il tiro dai cinque metri».

E le nuove regole in via di sperimentazione?
«Ho visto giocare gli Europei a Kazan lo scorso anno. Non ho seguito questi mondiali a Podgorica. In tutta sincerità non mi è dispiaciuta questa pallanuoto sei contro sei, anche se il risultato è fare tanti gol. Il fatto è comunque che se si vuole cambiare bisogna farlo dopo aver analizzato le statistiche, dopo aver capito cosa vuole il pubblico. Fare modifiche solo per ridurre il numero dei giocatori di una rosa, per risparmiare posti alle Olimpiadi, non credo sia la strada giusta».

In pratica accetterebbe questa novità, da più parti vituperata?
«Non ho detto questo. Ribadisco il mio pensiero: se si fa una modifica bisogna avere una certezza che si vada nella giusta direzione. Diversamente si può pensare ad altro, come giocare a pallamano in vasca. Bisogna migliorare il gioco, bisogna far capire meglio al pubblico le varie fasi per riempire le piscine come in passato. E' facilissimo oggi fare un gol dai cinque metri, anche perchè non si ha mai la certezza che questa distanza venga rispettata. Riportiamo l'alzo e tiro ai sette metri: lo spettacolo cambia, ci sarebbero più entrate, il gioco ci guadagnerebbe. E poi dai cinque metri con il pallone più piccolo, sarebbe come fare il tiro al piccione».

Quindi si unisce al coro di chi non accetta questa novità. D'accordo?
«Ne si ne no. Se giocare sei contro sei facesse cambiare il gioco sul centro boa marcato stretto dal difensore, con tutta la schiuma intorno a loro dove lo spettatore (e forse anche l'arbitro,ndc) non capisce nulla, potrei essere favorevole. Ma se ciò non avvenisse, allora inutile cambiare».

Trova giusto sperimentare questa nuove regole sui ragazzi?
«Potrebbe esserlo se i ragazzi non giocassero solo per aumentare la loro capacità nel passare la palla sul centro. E’ importante per loro imparare ad entrare, a saltare l'avversario. Se oggi anche loro pensano che si vince solo guadagnando più espulsioni sul centro, ecco che il gioco sarà sempre finalizzato su quella posizione, e resterà sempre statico. La pallanuoto è bella quando si crea movimento».

Benedek, Felugo, Savic e Vujasinovic hanno giocato insieme con la calottina del Recco. Oggi, seppur con compiti diversi, sono sempre ai vertici della pallanuoto "mondiale". Un'affinità made in Recco?
«E' il giro della vita. Tutti abbiamo deciso di servire il nostro sport dopo che ci ha dato come atleti tanti successi. E adesso cercheremo di fare anche fuori dall'acqua ottime prestazioni. Non dubito che sia difficile, ma ci proveremo».

 

09 / 09/ 16