Al capitano della Croazia oro olimpico di Londra solo 4 anni fa non si può non chiedere una sua opinione sul torneo appena concluso.
Samir Barac non si fa pregare: «Ottima la Serbia, ha confermato gli ultimi 2-3 anni di livello assoluto. Bene anche la Croazia nonostante vari giocatori nuovi in ruoli fondamentali e un po’ di problemi nell’ultimo anno è sempre lì. Peccato per il Montenegro, ennesimo podio sfiorato come nelle ultime edizioni. Australia e Grecia giocano bene, il Brasile forse poteva fare qualcosa in più alla fine ma comunque è un’ottima partenza».

Non avrà dimenticato l’Italia…
«Assolutamente, e non è una sorpresa che sia sempre sul podio anche se alla vigilia non aveva i favori del pronostico. Il lavoro di Campagna si vede chiaramente, senza dimenticare che Tempesti nonostante il grave stop della vigilia è riuscito comunque a dare il suo solito contributo ad una squadra profondamente rinnovata. Questo vuol dire che si lavora bene con i giovani e c’è qualità».

Qualcosa cambierà, anzi, più di qualcosa. Gli esperimenti in corso ai campionati mondiali giovanili sembra debbano rivoluzionare la pallanuoto
«Purtroppo si, ma non sono d’accordo con queste nuove regole. L’uomo in più così diventa troppo facile da gestire, troppi spazi con una coppia di giocatori in meno, in particolare sugli esterni. Poi il difensore diventerà ancora più importante nell’economia del gioco e dalle seconde linee sarà più difficile entrare, soprattutto dalle posizioni di centro. Il ruolo del portiere sarà più complesso con gli esterni che si avvicineranno molto in fase di conclusione».

Si parla di ridurre anche il tempo delle superiorità numeriche da 20 a 15 secondi
«Sarebbe meglio eliminarlo a quel punto, meglio uscire e rientrare subito, diventerebbe tutto più spettacolare e potrebbero esserci anche più controfughe in caso di tiro immediato e forzato per evitare il ritorno in parità numerica».

E il tiro da 5 metri?
«Sta uccidendo la pallanuoto. Non solo perché impedisce lo sviluppo dell’azione per i tanti motivi già sviscerati da tutti, ma anche perché spesso rende difficile è troppo determinante il ruolo dell’arbitro. Ormai si gioca in maniera troppo fisica, contatti continui, duri e voluti per impostazione tattica che impediscono al pubblico di comprendere molte di quelle situazioni che spesso anche i direttori di gara non riescono più a gestire. In Croazia ad esempio il tiro da 5 metri è vietato per i ragazzi fino a 14 anni proprio per abituarli all’impostazione sempre e comunque».

Cosa propone?
«Se se i motivi di questa rivoluzione in corso sono la permanenza olimpica le nostre diventano solo chiacchiere, anche se uno sport sempre meno comprensibile non converrebbe comunque a nessuno. Sarò forse impopolare ma bisognerebbe vietare il gioco a pressing in fase di manovra consentendolo solo in fase di transizione. Aumenterebbe così la fantasia, ci sarebbero maggiori spunti tecnici e meno contatti. Si avvicinerebbe di più il pubblico che ora ha difficoltà a capire e interpretare molte regole».

Si perderebbe così la fisicità tipica della pallanuoto
«Resterebbe nelle fasi di transizione. E poi chi dice che con meno contatti non sarebbe più uno sport fisico? Guardiamo il basket, è vietato toccare l’avversario, 5 falli e sei fuori. Eppure non mi sembra uno sport dove la fisicità sparisce. Sarebbe solo il prezzo da pagare per rendere più comprensibile il gioco».

Tornando a lei, quando la vedremo su una panchina di un grande club o di una nazionale?
«Ci vorrà tempo. Da qualche anno alleno le giovanili del Primorje, mi piace e mi diverto. Ho ancora tanto da imparare per poter guidare una squadra importante, il fatto di avere avuto tanti successi da giocatore non significa essere anche un buon allenatore. Ho avuto offerte anche dalla Federazione oltre che da clubs ma ho preferito continuare il mio percorso di crescita».

 

01 / 09/ 16