Non ha più la folta "criniera" al vento come allora, ma lo spirito è sempre quello: grintoso, allegro, pronto alla battuta.
Gu Baldineti non ha potuto mancare ad un appuntamento che ha definito «entusiasmante, emozionante, mai avrei creduto di ritrovarmi qui con tutti loro». Ed  orgoglioso stringe in mano la medaglia commemorativa appena ricevuta da Felugo.

Dopo 34 anni cosa ricorda di quella partita?
Sicuramente il pubblico. Già prima della gara, mentre eravamo in acqua per lo scioglimento, la piscina era strapiena, c’era anche gente fuori che non poteva più entrare (sorride: proprio come accade adesso). Un entusiasmo incredibile, forse la gioia più bella. E poi la partita: grande vittoria di una squadra formata praticamente da tutti ragazzi di Recco, senza stranieri. Ricordo che in semifinale battemmo lu Jug qui 8-7 e poi pareggiammo a casa loro. Battemmo il Ferencvaros, di Farago, Horkai e Budavari. Eravamo una grande squadra.

Forse un’altra pallanuoto, più giocata che lottata fisicamente.
Certo anche se ho l’impressione che stiamo tornando a quella pallanuoto. Lo vedo dagli allenamenti. Ai miei tempi facevamo tante gambe, tanta tecnica. Poi ha prevalso il metodo “grandi chilometri ” quindi lavoro in soglia, tempi sui duecento, tanto nuoto insomma. Oggi va di moda la scuola serba, e siamo tornati alla forbice, alle gambe. Sono convinto che tornerà un gioco simile a quello di trent’anni fa.

Ma la pallanuoto di oggi la convince?
No. Quello che mi preoccupa di più è sentire che le cose vanno bene, che siamo “super”, che gira tutto per il verso giusto. Non ci miglioriamo nascondendoci. E non si cambiamo le cose. Non va tutto bene, non sono solo piccoli problemi di alcune società. Non mettiamo la testa nella sabbia: tutto il movimento va male. Meno male che c’è il Recco, il Brescia e anche noi dello Sport Management. Ma poi? E’ dura. Ci sono ottime realtà che hanno problemi enormi. E per me è un grosso dispiacere. Non sono solo i singoli a rimetterci, è l’intero movimento. E la pallanuoto meriterebbe ben altro.

Forse è un problema di mancanza di visibilità che mette nell’angolo la pallanuoto?
Non mi stancherò mai di dirlo: ho la fortuna di andare a Malta e disputare un campionato estivo. Vivere quella esperienza per due mesi ti rinfranca. Poi torni qui e ripiombi nell’ansia. Il problema è semplice: per le manifestazioni internazionali si sono “presi” l’estate. Così hanno sponsor, dirette televisive, impianti scoperti: si gestiscono così un periodo che è d’oro della pallanuoto. Ed i vari campionati nazionali sono relegati da ottobre a marzo. Le torte vanno divise: se non lo si fa qualcuno mangia, altri fanno la fame. Poi le società, che sono linfa vitale di tutto il movimento, non sono mai unite e si vendono per dieci palloni … è questo alla fine il livello. Peccato.

 

26 / 10/ 17