Tutta l’Europa (e chissà anche quanti altri paesi al mondo) con il naso attaccato al televisore per vedere questa finale. Un’attesa senza dubbio ripagata per la bella partita, e per la strabiliante vittoria azzurra.
A Malta, dove è con i suoi ragazzini del camp, Marco “Gu” Baldineti certamente non poteva perdersi la finale mondiale. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per avere un giudizio su questo mondiale tinto di azzurro.
«Certamente sono strafelice per la vittoria dell’Italia – ha così commentato-. Ma ancora più felice perché in vasca c’erano tre giocatori della Sport Management».
Ma non solo.
«Contento perché proprio noi abbiamo portato ormai da qualche anno un muovo modo di giocare, meno fisico, con più contropiedi, più tecnico, con le difese più attente a favorire la controfuga ed oggi tutti ci stanno venendo dietro. L’Italia oggi ha giocato quasi tutta la partita a “M”».
Un pizzico di orgoglio esce fuori
«Anche di questo sono felice: perché da quando sono tornato ad allenare in serie A1 ho iniziato di nuovo a giocare con  la zona a “M” e vedo che oggi in tanti si sono lanciati su questa strada».
Molti gli aspetti interessanti della partita, ma uno in particolare lo ha colpito.
«Mi ha fatto piacere che il Settebello abbia incontrato la Spagna proprio nella partita della vita: perché a differenza delle squadre slave, gli iberici applicano un gioco molto simile al nostro, al di là delle nuove regole. Con questo nuovo modo di giocare gli atleti più tecnici vengono fuori rispetto a quel gioco troppo fisico che diciamocela tutta è senza fantasia. La finale di oggi ha evidenziato proprio questo: si sono visti di più proprio i giocatori dotati di maggior tecnica. Un Perrone, un Luongo, un’Echenique, un Di Fulvio non sono giocatori da 150 chili capaci di imporsi solo grazie al loro peso».
Un’analisi che sposa quindi le nuove regole. E che forse riporta alla mente dell’allenatore Baldineti il giocatore che era un tempo.
«Penso che questa strada l’avremmo dovuta imboccare già da tempo, per giocare una pallanuoto più divertente e soprattutto più comprensiva per il pubblico. Oggi l’Italia ha fatto una grande partita, mettendo in mostra una difesa eccezionale, ma soprattutto sfruttando le doti migliori di ogni suo giocatore. Onore comunque anche alla Spagna: ha fatto anche lei un mondiale straordinario buttando fuori Serbia e Croazia».
E adesso l’oro diventerà pesante?
«Certamente chi sta nella stanza dei bottoni adesso qualcosa deve pensare di cambiare: non è possibile che alla Final Eight ad Hannover,  con docici partite abbiamo fatto si e no mille spettatori. Impensabile cambiare qualcosa nella prossima stagione: ci sono Olimpiadi ed europei, quindi ci saranno tanti problemi».
Hannover è stato un disastro mediatico e di pubblico, non c’è dubbio.
«Ma per il futuro bisogna cambiare qualcosa. Questo oro che abbiamo vinto lo impone. Faccio un esempio: play off di serie A2 a Camogli contro il Pescara oltre mille persone, con il Palermo di più, piscina a tappo. Il ritorno a Palermo sfioravano le tremila presenze. Ma attenzione: l’errore è dietro l’angolo. Non dobbiamo pensare che innalzare il tasso tecnico in vasca serva a riempire le piscine. Questa è stata la riprova».
Ma oggi alla pallanuoto manca la visibilità. Non crede?
«Ci sono cose che accadono che lasciano sgomenti: ho visto la partita al mio circolo con oltre cento persone che esultavano e tifavano Italia. E’ stato entusiasmante sia per la bella partita sia per il pubblico che avevo intorno. Finita la partita eravamo tutti pronti ad esultare con l’Italia sul podio, ma la Rai ha tagliato tutto perché c’era il nuoto. Ecco queste sono cose che fanno male».
Se avesse dovuto premiare il miglior Ct di questi mondiali, chi avrebbe scelto?
«Senza dubbio Sandro Campagna. E’ stato bravissimo, grande merito soprattutto per aver scelto il momento opportuno per riportare in nazionale Figari e Luongo, che sono stati due protagonisti assoluti. Per quanto mi riguarda è stato il miglior tecnico del mondiale. Ha avuto la capacità di cogliere sempre il meglio dai ragazzi, ha saputo leggere ogni avversario. Un vero Ct».
 

 

27 / 07/ 19