Il fronte sel silenzio si sta incrinando: i comitati Olimpici di Australia e Canada hanno comunicato ufficialmente che non manderanno i propri atleti a Tokyo qualora fossero confermate le date attuali, cioè 24 luglio – 7 agosto, chiedendo il rinvio della Olimpiade al 2021. Un passo ufficiale, che fa seguito all’appello degli USA che, seppur  non ancora ufficialmente, sta da giorni invocando questo spostamento. Spostamento caldeggiato anche dal Brasile.

Anche se sembra la soluzione più logica far slittare di un anno i giochi, in attesa della decisione del Cio per la metà di aprile, il problema che prende per la gola il Comitato Mondiale è senza dubbio quello economico. Certo al primo posto dev’esserci la salute degli atleti, ma il danno economico sarebbe immenso: si parla di tre miliardi di dollari, in quanto coinvolge il Comitato Olimpico, i contratti con le televisioni e gli sponsor.
Danno che, oltretutto, non sarebbe coperto dall’assicurazione che il Cio ha stipulato con tre compagnie per la cifra di 900 milioni di dollari: Swiss Re, Munich Re e Lloyds in quanto la copertura assicurativa scatterebbe soltanto in caso di annullamento dell’evento, non di spostamento.
Non solo: con lo slittamento dei Giochi circa 18 federazioni rischierebbero di fallire, in quanto non riceverebbero più i contributi vitali dello stesso CIO, unitamente ai programmi di sviluppo dello sport finanziato in circa 120 paesi. Calcio, tennis, basket, volley e solo poche altre sarebbero capaci di sopravvivere senza tali finanziamenti.
 
Tokyo, il Comitato Olimpico, il Governo del Giappone ed il CIO sarebbero propensi, dopo i dati diramati ieri dall’OMS di far slittare i giochi a settembre. Se sarà possibile è oggi ancora un rebus.
I giochi coinvolgono 33 discipline, 206 nazioni, 10 mila atleti,  circa 30 sedi quasi tutte concentrate in una singola città, ed il villaggio olimpico che ospita più di 15mila persone tra atleti e funzionari, con servizi come cucina, lavanderia, sicurezza.
Insomma sembra si stia complicando nel peggiore dei modi una situazione già di per se terribilmente complessa.

Con le decisioni di Australia, Canada ed è convinzione generale che si uniranno ufficialmente anche USA e Brasile, si fa sempre più remota l’idea che la fiamma olimpica possa accendere il braciere del nuovo stadio nazionale progettato da Kengo Kuma.

23 / 03/ 20