Non piacciono a nessuno le nuove regole che vogliono imporre alla pallanuoto. Ognuno focalizza la sua attenzione su questo o quel problema, ognuno la dice a modo suo.
Francesco Attolico ad esempio è molto diretto: «E' un altro sport, lo chiamassero in un altro modo ma la pallanuoto si gioca 7 contro 7! La vasca da 25 metri è l’ultimo dei problemi, magari ci sarebbero anche più campi a disposizione. Ma quello che abolirei subito a prescindere è il tiro da 5 metri».
È perentorio l’Airone Azzurro, e sviscera il problema con l’occhio del portiere, ovviamente
«L’alzo e tiro sta affossando la pallanuoto. Ci si ingegna a fare solo quello con giocatori fisici. Con il pallone 4 poi il tiro diventa ancora più veloce, non si può snaturare un gioco in questo modo, sono altri i problemi».

Quali?
«Non è uno sport al passo coi tempi, non ha sfruttato le occasioni del passato. Il bello è giocare davanti a migliaia di persone, finali scudetto o di coppa con tanto pubblico. Prendiamo l’Italia, una final six con poche centinaia di persone che evento è? Vince il Recco, gli altri dovrebbero solo investire sui giovani a quel punto, spendere nella speranza remota di un crollo altrui non ha senso, così si ammazza solo la pallanuoto. Ai miei tempi (non troppo lontani, ndc) c’erano 3-4 squadre di vertice con i nazionali più o meno ripartiti».

Si dice che tutto questo nasca per evitare l’uscita dalle Olimpiadi
«Sinceramente non credo che con 2 giocatori in meno per ogni squadra si risolvano i problemi degli spazi all’interno del villaggio olimpico, anche perché i giocatori al seguito sono sempre 13, diventano 11 solo durante la singola partita».
 
Lei cosa propone?
«Tornare al passato, cercando ovviamente di andare avanti. Dobbiamo far innamorare le persone, la pallanuoto è nato come sport estivo, c’era la piscina con un bar e almeno un migliaio di persone per ogni partita a prescindere dalla categoria. Poi è nato il problema degli sponsor che non volevano investire per pochi mesi e quindi si è iniziato a giocare d’inverno ma non tutte le strutture si sono adeguate subito, spesso si continuava a giocare all’aperto (ancora oggi in alcune realtà, ndc). Oggi è assurdo giocare con venti persone sugli spalti, ogni anno si attribuisce la colpa dell’insuccesso una volta all’orario, un’altra al giorno, poi chissà cosa. I tornei importanti si giocano per lo più in Serbia, Croazia e Ungheria perché le piscine sono comunque piene chiunque giochi, c’è poco da fare. La verità è che almeno in Italia si deve ripensare tutto per poter attirare la gente, le partite sono troppo scontante, una volta qualunque trasferta nascondeva insidie».

Il gioco di oggi a prescindere dalle nuove regole non aiuta
«Certo che no. Ai miei tempi si vedevano gesti tecnici di livello assoluto da tanti giocatori, il pubblico si domandava come avessero fatto a fare questo o quel colpo, questa o quella giocata, e tornava in piscina con la voglia di vederne altre. Ora tutto si basa sulla potenza, alzo e tiro, contatto fisico. Ho giocato con Bebic, Estiarte, Kasas, giocatori di classe e fantasia, oggi tutti sono grossi e forti fisicamente, non si può pensare di creare interesse».

Tutto questo ha portato ad un cambio di preparazione
«In passato ci si allenava solo col pallone, altro che palestra. E funzionava. Guardiamo al calcio, gli spagnoli ancora oggi si preparano solo o quasi col pallone, nel resto del mondo gli allenatori ti preparano fisicamente con palestra, corsa ed esercizi a volontà, ma chissà come mai il vecchio metodo funziona. C’è poco da fare, bisogna ripensare tutto e in fretta prima che sia troppo tardi».

 

08 / 09/ 16