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Normalmente all’Aereoporto Cristoforo Colombo di Genova dopo le 20 sembra ci sia il coprifuoco. E' praticamente deserto. Qualche addetto qui e là, un paio di agenti della polizia aereoportuale e poi il silenzio regna sovrano.
Non dimentichiamoci che siamo a Genova.
Questa sera ad attendere l'ultimo volo da Roma, c’era il caos ed i pochi presenti erano con gli occhi sgranati. Già perché in città e nella riviera di levante, a Recco per intenderci, si è sparsa la voce che i “Campioni” arrivassero alle 23.15 proprio con quel volo. E quindi ecco pronto il comitato di accoglienza, con tanto di bottiglie da stappare e focaccia con il formaggio da servire.
Ma non solo. I più “agitati” indossavano un giacca del kimono con dvanti la scritta  “Grazie Campioni”, mentre nella schiena, in uno slang pseudo genovese “E ora t’occhio”.
Duplice allusione alle prossime Olimpiadi. (lasciamo al lettore l’interpretazione)

Forse per i non “genovesi” potrebbe essere una normalità. A Genova proprio no. I due agenti di polizia erano abbastanza preoccupati: tanta gente così a quell’ora … ma alla fine anche loro hanno applaudito i campioni quando, con la medaglia d’oro al collo, sono sbucati nella hall.
Matteo Aicardi, Edoardo Di Somma, Niccolò Figari, Pietro Figlioli, Stefano Luongo e Vincenzo Renzuto, in pratica tutti i liguri (solo una eccezione) targati Pro Recco, non si aspettavano un comitato di accoglienza così caloroso e numeroso. Quasi un centinaio i presenti, fra parenti, amici, tifosi, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni. Tutti lì per loro. Difficile descrivere lo stato d’animo di entrambi: i campioni sorridenti, quasi increduli, forse anche commossi. I cori, brindisi, sorrisi, abbracci … Insomma: questa vittoria ha scaldato gli animi. E la speranza, fortissima, è che continui a scaldarli.
Seguono le foto della serata con le dichiarazioni fatte dai protagonisti con la medaglia al collo.

Il comitato d'accoglienza schierato



Proviamo ad immaginare il "Caimano" pensiero: ma dove sono capitato?

Ciche Pizzo e Eugenio Figari: senza parole



Laura, Matteo e Lorenzo Figlioli: singolari le loro t-shirt. Laura: mio marito campione del mondo due volte (segue nella schiena: Ma a casa vinco sempre io), mentre i piccoli: Mio papà campione del mondo due volte. 



Arrivano ...

Matteo Aicardi, un reduce del 2011, al suo secondo ritorno dall’Oriente con l’oro al collo: «Evidentemente l’aria orientale ci fa bene. Speriamo che sia buon auspicio per il prossimo anno, visto che le Olimpiadi saranno da quelle parti. Siamo entrati nella storia con questo secondo mondiale, quarto per il Settebello, e sono onorato di aver contribuito, insieme a questi ragazzi che sono stati fantastici, all’apporto della metà di questo pezzo di storia. Siamo stati un gruppo, dall’inizio fino alla fine, senza dimenticarci chi non è arrivato fino in fondo, come Fondelli e Presciutti (Nicholas, ndc) e aggiungerei anche Damonte che ci è stato di grande aiuto. Sono proprio orgoglioso di questi ragazzi».



Edo Di Somma. Un’accoglienza non da genovesi. Inaspettata? «Ancora un’emozione forte, dopo aver vinto la mia prima competizione mondiale a cui ho partecipato. Trovare questa accoglienza, persone che ci vogliono bene, che credono in noi, fa davvero piacere. E’ stata l’esperienza più bella di tutta la mia vita di atleta. Tutto lo sforzo che abbiamo fatto in questo periodo è stato ripagato. E con soddisfazione».
(Edoardo Di Somma abbracciato dal fratello Alessandro sotto gli occhi attenti di papà Carmine)


 

Niccolò Figari si tiene stretta la sua bella Ilaria. Non è ancora convinto di essere a Genova, con un oro al collo. Come nel 2011.«L’oriente mi porta fortuna. Ho un rapporto particolare con quella terra. E visto che il prossimo anno ci si dovrebbe tornare, speriamo che continui questa tradizione. Direi che rientrare in azzurro è stata un qualcosa di veramente grande. L’ho fatto con gioia e voglia di andare avanti. E’ stata certamente una bella avventura. Una medaglia d’oro lo è sempre. Ma devo ancora metabolizzare il tutto. Non è un sogno, vero?»



Pietro Figlioli. Il capitano ritorna in oriente otto anni dopo il grande successo e colpisce ancora. «Ho dentro tanta gioia, tanta felicità. Certamente sono tornato in oriente ed ho mangiato di nuovo male. Forse è questo il segreto della vittoria finale. Appena arrivati a Roma mi sono rifatto però. Aria di casa. E’ difficile descrivere quello che provo, che ho dentro. Mi hanno scritto in tanti, e ringrazio tutti per il supporto che abbiamo avuto da così lontano. E’ stato importante per combattere anche la stanchezza che alla fine non senti ma ti prova dentro. Ho fatto appello agli italiani di innamorarsi della pallanuoto. Leggendo tutto quello che mi hanno, ci hanno scritto devo di che in tanti si sono emozionati. L’amore è o no un emozione? E allora vuol dire che si sono già innamorati …..».



Stefano Luongo. Un’accoglienza stupenda. «Certamente e ci rendiamo ancora di più conto di quanto abbiamo fatto, una cosa splendida. Una conquista che comunque abbiamo meritato, per come abbiamo affrontato la preparazione, e per come abbiamo lottato con i nostri avversari al mondiale».


 

Vincenzo Renzuto. Un napoletano accolto così dai liguri, forse un sogno? «Non mi sarei mai immaginato una cosa del genere. Fantastico. E sopratutto si capisce e si vede che la Liguria vive di pallanuoto. Vedere queste persone con le calottine in testa, che ti offrono la focaccia con il formaggio … Impensabile. Forse in linea con quanto abbiamo fatto di incredibile. Un’emozione nell’emozione. Roba da non crederci»



Ilaria Cavo, assessore allo sport della Regione Liguria, con a fianco Carlo Gandolfo, sindaco di Recco. Non potevano mancare.




 
28 / 07/ 19

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