Tanto tuonò, che piovve. Il campionato di Serie A1 di pallanuoto si ferma ancora prima di iniziare. Come in un grande Gioco dell'Oca, i concorrenti sono tornati al via.
Anzi, al via ci sono rimasti senza nemmeno muoversi. A questo punto, con la positività di un giocatore del Posillipo dopo quelle emerse in casa Brescia e Palermo, e quindi con un'eventuale quarta partita su sei a rischio rinvio, lo stop preventivo è apparso come la scelta più sensata. Anzi, obbligata. Quindici giorni di tempo si sono dati i presidenti delle società, in videoconferenza con il numero uno della Fin Paolo Barelli. Questo è quanto emerso dalla riunione tenutasi ieri mattina.

La sospensione del campionato è però finalizzata anche al ripensamento della formula: perché a questo punto è chiaro a tutti che un torneo normale, regular season di 26 giornate con play-off e play-out finali, non è più realizzabile. Almeno non in queste condizioni. Queste due settimane serviranno ai vertici federali e ai club stessi per muoversi su due fronti: un nuovo protocollo da applicare in caso di positività dei tesserati, e lo studio di una nuova formula per disputare quella che si annuncia già essere come la più tribolata delle stagioni.

La gestione sanitaria del problema è, ovviamente, la questione più importante. Attualmente la norma prevede l'isolamento non solo per i positivi ma anche per chi è venuto a contatto con loro, quindi anche di tutti i compagni di squadra dei giocatori coinvolti. In casa An Brescia, dunque, pur avendo ricevuto l'esito negativo anche del secondo tampone, tutti i giocatori sono in isolamento fiduciario. La soluzione alternativa migliore sarebbe quella seguita dal calcio, con due tamponi settimanali per tutti i giocatori, e nell'eventualità di un caso positivo in squadra un ulteriore doppio giro di tamponi per tutti, con la possibilità per chi risulta negativo di potersi allenare e giocare.

«Purtroppo per uno sport come il nostro si tratta di una soluzione economicamente insostenibile - osserva però il presidente dell'An Brescia Andrea Malchiodi - Se pensiamo che un tampone costa circa 70 euro, il calcolo è presto fatto. Ci sarebbero società che spenderebbero di più in tamponi rispetto ai costi del campionato stesso».

Ma il protocollo utilizzato dal calcio è l'unico, per ora, approvato dal Comitato Tecnico Scientifico istituito dal Governo e che fa capo ai Ministeri della Salute e dello Sport. E quindi? La strada seguita potrebbe essere quella già imboccata dal volley, dove, a fronte dell'impossibilità dei due tamponi settimanali, il protocollo prevede in caso di positività la stessa procedura del calcio.

«Dobbiamo approfondire bene la questione, sarebbe una buona soluzione, ma è necessario capire in questo caso a chi poi siano attribuibili le responsabilità», sottolinea il presidente Malchiodi.

Per quanto riguarda la nuova formula del campionato, due sono le proposte sul tavolo: due gironi geografici all'italiana, con successivi play-off, per ridurre gli spostamenti; oppure la formula varata dalla Champions League con concentramenti di una settimana. Nella massima competizione europea vengono giocate quattro giornate alla volta con l'obbligo dei tamponi per le squadre.

«Credo che questa possa essere la formula migliore - conclude Malchiodi - Ridurrebbe gli spostamenti e creerebbe una bolla di difesa da eventuali contagi. Sono fiducioso che si possa trovare presto una soluzione adeguata, dobbiamo ripartire».
(1-da BresciaOggi)

 

03 / 10/ 20