In Italia si parla di quote rose, in piscina si fanno largo fischietti in rosa, piccolo grande orgoglio della Federnuoto. In Italia sono una manciata ad alto livello, in Liguria esordisce in A1 maschile Alessia Ferrari, 31 anni, genovese, ingegnere navale che si occupa di software gestionale nell’ambito shipping. L’esempio è Cristina Taccini, torinese, arrivata al top, arbitrando Europei e Mondiali.
Alessia oggi dirigerà la sfida fra i campioni d’Italia della Pro Recco e l’Acquachiara con il collega Daniele Bianco di Rapallo, internazionale.
La parità dei sessi, argomento tutt’altro che superato, passa anche da un fischietto e dal rettangolo azzurro di una piscina.
«In questo momento siamo cinque a livello nazionale. Ognuna ha le sue particolarità e le sue caratteristiche, ma tutte abbiamo dimostrato la stessa cosa: possiamo reggere il confronto con i colleghi maschi in qualunque partita», dice Alessia. Appunto. Alla pari. In uno sport dove chi arbitra deve capire, interpretare, qualche volta intuire e immaginare. «Ma – spiega lei – in velocità e con un obiettivo: l’arbitro non deve vedersi, non deve influire».

Da atleta, ha praticato sincro e pallanuoto, con un titolo italiano conquistato nella categoria allieve. La scelta di appendere al chiodo costume e calottina, ai tempi dell’università, obbligata. Questione di tempo a disposizione per studiare. Così come la rinuncia a insegnare pallanuoto ai bambini. Ma anche arbitrare, spiega Alessia Ferrari, richiede applicazione e allenamento. «E in allenamento cerco di fischiare squadre di serie A proprio per la maggiore velocità di sviluppo del gioco». «Per una donna è ancora più difficile perché è vero che le difficoltà tecniche sono uguali fra arbitri uomini e donne, ma noi dobbiamo farci accettare in un mondo prettamente maschile e superare il preconcetto, tipo “oh, diavolo, è una donna, chissà cosa ci capisce di pallanuoto”. Però ci stiamo riuscendo, con eleganza e caparbietà».Con una serie di principi di fondo: «Umiltà, disponibilità a imparare dagli addetti ai lavori che hanno qualcosa da insegnare e avere bene in testa che l’obiettivo è aiutare il gioco, non distruggerlo».

Alessia, piccolina – viaggia intorno al metro e 50 – in un mondo di giganti, ringrazia per le motivazioni la parte maschile di famiglia, nonno Mario, il papà Massimo, ex judoka, e lo zio – Ugo Dighero, l’attore – che è stato rugbysta e discesista, «mamma che non c’è più, ma è sempre accanto a me. E poi Romolo Pinato, mancato da poco, un maestro, una specie di papà sul bordo vasca».  


(Foto tratta dalla pagina facebook di Alessia Ferrari)

24 / 11/ 17

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