La politica è un’arte. Lo dicevano già ai tempi di Socrate. Ma oggi, purtroppo, la politica è “volta la carta” e ci perdoni il grande Fabrizio De Andrè se utilizziamo il titolo di uno dei suoi brani più significativi.
L’Agenzia ANSA riporta il comunicato diffuso dopo l’esecutivo del CIO riunitosi oggi in teleconferenza, che, sottolinea, prenderà una decisione definitiva entro quattro settimane.
«In pieno coordinamento e partenariato – si legge nel lancio ANSA- con il Comitato organizzatore di Tokyo 2020, le autorità giapponesi e il governo metropolitano di Tokyo, avvierà discussioni dettagliate per completare la valutazione del rapido sviluppo della situazione sanitaria mondiale e il suo impatto sui Giochi olimpici, compreso un eventuale rinvio. Il CIO è fiducioso di aver portato a termine queste discussioni entro le prossime quattro settimane e apprezza molto la solidarietà e la collaborazione di comitati olimpici e federazioni nel supportare gli atleti e adattare la pianificazione dei Giochi».
Le ipotesi di slittamento sono comunque un punto abbastanza fermo, soprattutto per i giapponesi: la prima dal 25 agosto al 6 settembre è caldeggiata dal primo ministro Shinzo Abe, ma c’è anche la possibilità di spostarle ad ottobre, dal 9 al 25, le stesse date delle Olimpiadi del 1964.

Dunque se in un primo tempo si parlava di una decisione definitiva a fine maggio, adesso il CIO sembra aver preso maggior consapevolezza di una situazione decisamente critica, che sta mettendo tutti gli stati del nostro pianeta in ginocchio e quindi a metà aprile si saprà cosa accadrà.
Con tutta probabilità gli appelli che atleti di tutto il mondo hanno lanciato sul web stanno incominciando a scalfire il granitico Thomas Bach, forse oggi più consapevole che la salute degli atleti sia più importante dei guadagni bilionari previsti.
«Spero che alla fine di questo  tunnel che stiamo attraversando senza sapere per quanto tempo – conclude la nota di Bach – la fiamma olimpica sia la luce».

Dunque non ci resta che restare in attesa di come si evolverà la situazione, tenendo conto delle pressioni per un rinvio degli USA, della Francia, della Germania e sopratutto della Gran Bretagna, dove il pericolo di questa pandemia era stato avvertito dal mondo sportivo ben prima delle dichiarazioni farneticanti del premier Boris Johson.
E’ comunque certo che dalla prossima settimana partiranno le consultazioni con i comitati olimpici nazionali, per arrivare a metà aprile ad una soluzione che salvaguardi la salute degli atleti e sia decisione comune.

 

 

22 / 03/ 20