Lo piangono i ragazzi della Lazio e del Nervi, che con lui, a cavallo fra anni Sessanta e Settanta, fecero grandi cose. Lo piangono quelli che amano il bello della pallanuoto e lo hanno visto giocare: un grande interprete, nei club e in azzurro.
Alberto Spinola, classe 1943, soprannominato Il Marchese per il cognome e pure per la sua classe, era uno di quei pallanuotisti per cui valeva la pena di stare come sardine appiccicati sulle gradinate del Porticciolo di Nervi (con lui secondo posto e etichetta di anti-Recco) o del Foro Italico, bandiera della Lazio con Guerrini.
E’ mancato l’altra notte. Lascia la moglie Josemi, figlia del presidente di lungo corso della Fin, Aldo Parodi, i figli Matteo di 44 anni e Michela di 47. Aveva un fratello nuotatore azzurro, Francesco.
Le chiamavano Spinolate: erano il punto d’incontro fra il gesto tecnico ambizioso e raffinato e una spregiudicatezza che, qualche volta, poteva trasformare la prodezza in rischio.
Pier Luigi Formiconi, ex ct del Setterosa, ricorda un suo gol “impossibile”: «A schizzo da sei metri, a uomo in più. Una splendida follia».
E Enzo Barlocco, compagno dei tempi nerviesi: «Da posizione di mancino, lui destro, una rovesciata spettacolare sul secondo palo. Uno dei gol più belli che io abbia mai visto».
Genio e sregolatezza, il suo marchio: «Come quando – racconta ancora Formiconi – si lanciò in controfuga dando palla al portiere, Maurizio Vallone, poi noto giornalista televisivo, con una rovesciata un po’ troppo decisa… Autogol».
«Giocò l’Olimpiade del ’64 a Tokyo, avrebbe meritato anche quella del ‘68», lo rcorda il grande amico Eugenio Merello. Un genovese e un romano insieme a vivere e lavorare e Milano
Eraldo Pizzo lo ha ricordato sul su FB: «Giocatore estroso, un commosso abbraccio alla famiglia».


La Lazio ai campionati italiani Juniores del 1960 a Cremona
Da sinistra:
in piedi - Alessandro Guerrini, Massimo Moroli, Alberto Spinola, Ostilio Miotti:
accosciati - Carlo Gualdi, Massimo Vassallo e Franco Picchetto.

 

02 / 08/ 18