Un calendario a "singhiozzo", che prevede che si giochi a sabati alterni; squadre divise in gironcini da sei; le prime due di ogni raggruppamento che andranno ai playoff, mentre le altre quattro verranno tutte relegate ai playout. Una formula nuova, dettata dall'emergenza sanitaria, quella dell'A2 maschile di pallanuoto. Cosa ne pensano, in merito, i tecnici delle formazioni genovesi?

«Fondamentale era tornare a giocare - sottolinea Daniele Magalotti, che siede sulla panchina del Bogliasco - Non ne potevamo più di allenarci senza la prospettiva di una partita da disputare. La formula è questa e la accettiamo, altre soluzioni, obiettivamente, non mi sembra ce ne fossero, peccato davvero per le porte chiuse perché, dato che si giocano tantissimi derby, il pubblico sugli spalti sarebbe stato sempre quello delle grandi occasioni, ma, alla luce della situazione sanitaria attuale, non c'erano alternative».

In merito alla formula, secondo Francesco Campanini, allenatore della Crocera, si poteva pensare a qualcosa di diverso, almeno parzialmente. «Giocare un sabato sì e un sabato no è difficile per tutti - afferma - senza peraltro poter fare allenamenti congiunti durante la settimana, e forse così è ancora più dura per chi punta alla promozione che non alla salvezza. Per il resto, ritengo una forzatura quella delle quattro squadre che vanno ai playout per ogni girone, ne avrei mandate al massimo due; la terza classificata di un girone da sei ai playout è davvero troppo secondo me, poteva starci al massimo la quarta, oltre a quinta e sesta, non di più. Erano state tante peraltro le società che avevano chiesto il blocco delle retrocessioni per una gestione più logica; tutti del resto siamo in difficoltà, questo è chiaro».

Sulla stessa linea Piero Ivaldi, trainer dello Sturla: «Questa formula è troppo penalizzante per chi lotta per non retrocedere e alla fine per chi retrocederà, in questo modo in sole dieci partite decidi chi mandare ai playout, una volta dieci partite non erano neppure un girone di andata. Sul fatto che bisognasse comunque iniziare a giocare siamo d'accordo e una formula ideale, in assenza di un campionato "tradizionale", non era semplice da trovare, ma si poteva pensare, in vista della prossima stagione, a un'A2 allargata, bloccando le retrocessioni, oppure far incrociare in uno spareggio le vincenti dei gironi della B con le ultime dell'A2. In casi eccezionali si può tirar fuori qualcosa di eccezionale, e sarebbe stato meglio lasciare una posizione di "limbo", intendo il terzo posto nel girone, che poteva valere come salvezza diretta evitando i playout».

Alexandar Patchaliev, tecnico dell'Arenzano, evidenzia un altro aspetto: «Così si gioca troppo poco. Se poi cominciassero a saltare partite, come già accaduto in A1, per casi di positività, c'è margine per i recuperi visto che sono previste soste, ma si rischia anche di andare troppo verso l'estate, e qui il problema è dato dal fatto che tanti ragazzi avranno anche altri impegni, soprattutto di lavoro. È importante aver iniziato, ma speriamo ci sia il tempo utile per finirlo questo campionato».

Conclude Mattia De Ferrari, allenatore del Sori: «La cosa che conta di più è che si giochi. La formula non poteva accontentare tutti, chiaramente qualche scontento c'è per forza. Certo, arrivare terzo nel girone e poi dover comunque disputare i playout, affrontando la sesta di un altro girone, non è il massimo, perché dovrai comunque giocarti un'intera stagione in due sole partite e lì torna tutto in ballo in pochi giorni. A livello organizzativo stiamo facendo il possibile, seguendo i protocolli richiesti, il giorno dedicato ai tamponi per tutta la squadra sembra già il primo tempo della partita, perché scopri se avrai tutti o meno a disposizione per la gara successiva». (1-da Il Secolo XIX)

 

30 / 01/ 21