D'accordo che nella pallanuoto si segna di più e quindi è più semplice fare gol rispetto al calcio. Volendo si può mettere anche in conto il fatto che giocare nella Pro Recco di certo aiuta. Ma non smettere mai di segnare è impresa ardua. Francesco Di Fulvio lo fa in campionato da più di una stagione mezza. Altro che Piatek o Quagliarella. E non è solo per questo che il giocatore pescarese (figlio d’arte) sta diventando uno dei più forti giocatori al mondo. Anche su di lui punta la Pro Recco per vincere la Coppa Italia che si giocherà a Bari da domani a domenica. Così come la Nazionale in vista di Mondiali e Olimpiadi. Lui si carica sulle spalle le aspettative e lavora. Per diventare ancora più forte.

Di Fulvio, cosa pensa quando le dicono che è uno dei più forti giocatori al mondo?
Mi fa piacere. Se qualcuno lo dice vuole dire che lo pensa.

Si sente arrivato?
Per niente. Ho 25 anni. Credo che il top un giocatore lo raggiunga prima di arrivare ai 30. Diciamo che non ho più molto tempo. Ma posso migliorare ancora.

Ma lei cosa pensa di se stesso?
Credo di essere cresciuto tanto in questi anni. Mi prendo un po’di merito io, ma molto lo devo agli allenatori che ho avuto. E soprattutto devo dire grazie alla Pro Recco.

Lei è in biancoceleste dal 2014. Però poteva arrivarci anche prima, ma aveva preferito aspettare. Perché?
Certe decisioni le ho sempre prese prima assieme a mio padre e ora da solo. Quando arrivò la prima offerta del Recco avevamo pensato che non ero ancora abbastanza maturo per una realtà di questo tipo. Arrivai in un anno difficile, con Igor Milanovic in panchina. Lui non legò molto con l’ambiente, ma io non posso che ringraziarlo per quello che mi ha insegnato.

Milanovic aveva metodi molto spartani. Ma anche Rudic non è tenero…
In realtà, se ripenso a quello che mi avevano raccontato, è molto meglio del previsto. È vero, pretende tanto da noi. Ma è anche un allenatore che oltre a insegnarti tanto è sempre dalla tua parte.

La sua carriera è iniziata da Pescara. Quindi Roma, Firenze, Brescia e Recco. Però anche da lontano è sempre rimasto legato a Pescara. Ci tornerà?
Sarebbe bello tornare un giorno e vincere qualcosa magari assieme ai miei fratelli. Poi non so cosa succederà nel mio futuro. Per ora sto bene qui, non potrei chiedere niente di più.

A pallanuoto a Pescara ha iniziato a giocare da adolescente, non prestissimo. Eppure ora è uno dei più forti al mondo. Talento naturale?
Magari quello ha pesato. Ma anche i maestri che ho avuto mi hanno dato tanto. Io ci ho messo sempre la voglia di arrivare.

A proposito di talento, si dice che lei sia bravo a giocare a calcio.
Me la cavo. In questo posso dire di essere il migliore della squadra. Non so, se non avessi fatto il pallanuotista, se sarei diventato calciatore. Però ogni tanto mi buttano lì l’idea di sfidare Quagliarella ai rigori. E io non dico no.

Durante i ritiri invece lei e Ivovic siete una coppia imbattibile a carte…
Vero. È difficile avere la meglio con noi. E i compagni rosicano, soprattutto Figari e Aicardi. A carte gioco un po’ a tutto. Mio padre mi ha insegnato scopa, briscola e tressette. In Liguria ho imparato la cirulla.

Di Fulvio campione di pallanuoto, bravo anche a calcio e imbattibile a carte. C’è qualcosa che non sa fare?
Sono negato in chimica e fisica.

Torniamo all’abitudine del gol, sta diventando un peso questa cosa?
Assolutamente no. Anche lo scorso anno prima abbiamo vinto lo scudetto a Siracusa, poi ho pensato che avevo segnato in ogni gara della stagione. L’importante è la squadra, non io. Non so nemmeno ad oggi quanti gol ho fatto. Dovrei controllare le statistiche.
Di certo i suoi gol ora potrebbero pesare parecchio. A cominciare dall’imminente Coppa Italia. Sarà di nuovo Recco - Brescia la finale?
Penso di sì. La Sport Management è forte, ma il Brescia ha qualcosa in più. Penso ad esempio a Figlioli, per loro è stato un grande acquisto. Ma sono contento perché Pietro sarà un valore anche perla Nazionale.

Per il Recco invece è un pericolo in più…
Pazienza, penseremo a limitarlo .

Se doveste battere ancora il Brescia, per i lombardi sarebbe l’ennesima delusione. Francesca, la sua fidanzata, è di Brescia. Non la sgrida mai per tutte queste sconfitte che rifilate ai lombardi?
Ma no, lei non è mai stata una tifosa di pallanuoto. È di Brescia, è vero, e l’ho conosciuta quando giocavo lì. Ma studia in Svizzera. E poi lei tifa solo per me.  (1-da il Secolo XIX)

07 / 03/ 19