Ad accompagnarlo all'altare, portandoselo a spalle nel suo ultimo viaggio, sono stati i suoi ragazzi, «quelli che lui vedeva come fossero suoi figli», come hanno ricordato don Amerigo Barbieri, che ne ha officiato la funzione funebre, e il patron dell'An Brescia Marco Bonometti, nel suo saluto finale.
In una chiesa, quella di San Gaudenzio di Mompiano a due passi dalla piscina Comunale, stracolma di persone giunte per salutare per l'ultima volta Piero Borelli, capitan Christian Presciutti ha posto sulla bara una calottina. Tanti anche i suoi ex giocatori, arrivati a Brescia da tutta Italia e dall'estero per omaggiarlo e stare vicino alla moglie Marilisa e alla figlia Arianna, dai croati Samir Barac e Igor Hinic, protagonisti dello Scudetto del 2003, passando per Leonardo Binchi ed Enrico Mammarella, l'ex tecnico Riccardo Tempestini, ma anche una folta rappresentanza della Pro Recco, dal presidente Maurizio Felugo al portiere Stefano Tempesti, da Niccolò Gitto al dirigente ed ex portiere del Brescia Giacomo Pastorino.
Tutti uniti ai famigliari e «alla sua seconda famiglia, quella dell'An Brescia» che lui stesso ha contribuito a costruire in questi cinquant'anni di pallanuoto a Brescia. E, come ha sottolineato don Amerigo: «in chiesa tira un'aria strana, perché sembra irreale vederti steso e immobile, tu che eri dinamico e incapace di stare fermo».
Sia don Amerigo, sia Bonometti ne hanno ricordato la «grande generosità e il grande coraggio anche nell'affrontare la malattia, senza mai far pesare questa situazione agli altri, ma conducendo la propria vita sempre con il sorriso» e come puntasse a far crescere «dei campioni nello sport, ma prima ancora nella vita».
Lascia un'eredità pesante e, come ha ricordato Bonometti, un ultimo insegnamento: «Nello sport, come nella vita, non bisogna mai mollare».«Ci guarderà, elegante come sempre, dalla tribuna del cielo e chissà che non metta una parola con chi di dovere per farci finalmente vincere: noi ci sentiamo ancor più responsabilizzati - ha commentato, fuori dalla chiesa, un commosso Christian Presciutti -. Di lui resta il grande esempio».
Anche uno dei suoi più grandi rivali, Stefano Tempesti, che con le sue parate gli ha negato in passato diverse gioie, riconosce: «Era impossibile essergli nemico, ad avercene nella pallanuoto dirigenti come lui. Anche noi avversari eravamo un po' come figli suoi».
(1-da Brescia Oggi)

 

09 / 04/ 19

Potrebbero interessarti